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MASSIMO CAMISASCA/ Cronaca di una festa di popolo e di tutta la Chiesa

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Massimo Camisasca (InfoPhoto)  Massimo Camisasca (InfoPhoto)

«Ao', che succede?» chiede un passante, romano doc, a un addetto del servizio d’ordine. «C’è l’ordinazione a vescovo di don Massimo Camisasca». «Visto il casino me pare uno importante…». Nel piazzale della Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, sono da poco passate le 15 e centinaia di persone si apprestano ad entrare in chiesa. I primi sono arrivati all’una. Tra di loro religiosi e suore di vari ordini; preti italiani e stranieri, monsignori e vescovi con le inconfondibili paonazze, ma anche famiglie con bambini al seguito, giovani universitari mescolati a coppie di anziani. Perché quella di ieri, 7 dicembre, sant’Ambrogio e vigilia dell’Immacolata, era una  festa non solo della Fraternità San Carlo - la comunità di sacerdoti missionari di cui Camisasca è stato fondatore e superiore generale per 27 anni -, ma di tutta la Chiesa.

Dall’altare il nuovo vescovo di Reggio Emilia - Guastalla aveva davanti agli occhi il “suo popolo”. C’era il movimento di Comunione e Liberazione, rappresentato da vecchie e nuove generazioni. C’erano pure i frutti della sua opera di padre ed educatore: i suoi preti e i suoi seminaristi. Molti i cardinali e i vescovi, legati a lui da amicizia. E poi il futuro: oltre duecento reggiani sono calati nella capitale con pullman organizzati dall’Azione Cattolica, in testa il sindaco della città del tricolore Delrio e il vescovo emerito, Mons. Caprioli, che ha partecipato alla consacrazione del suo successore. Hanno voluto far sentire il loro affetto al nuovo pastore.

Forse tutta la cerimonia - ma anche tutto il periodo trascorso dalla nomina, avvenuta a fine settembre, fino ad oggi - si può riassumere in due parole semplici ma efficaci: amore e obbedienza. «Tanti fili sottili, invisibili mi hanno sorretto, mi hanno accompagnato - raccontava in mattinata in un breve colloquio con Ilsussidiario.net Mons. Camisasca - ad aprire le braccia a Dio, a rinnovare a Lui l’eterna obbedienza, a non piegarmi nei momenti di difficoltà o sgomento». L’amore testimoniato dalle centinaia di lettere e messaggi augurali, dalle incessanti preghiere, dagli attestati di stima. Un omaggio all’instancabile missione che Mons. Camisasca ha svolto tra la gente.



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COMMENTI
08/12/2012 - Un augurio (Giuseppe Crippa)

Mi auguro che in un prossimo futuro a mons. Camisasca possa accadere di partecipare alla cerimonia di canonizzazione di un figlio della sua diocesi, Rolando Rivi, martirizzato nel 1945 a soli 14 anni. Rolando era un giovanissimo seminarista e chi meglio di lui potrebbe rappresentare la riconoscenza della Chiesa verso questo suo eroico figlio? Auguri Eccellenza per la Sua nuova missione pastorale (e grazie a Il Sussidiario per la cronaca di questa giornata).