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Cronaca

LA STORIA/ Parravicini (neonatologa): anche un bimbo che vive 7 minuti ci parla del Mistero

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Semplicemente lavorando dove lavoro. In patologia neonatale mi sono trovata di fronte a dei bambini che avevano malattie che alcuni chiamano “incompatibili con la vita”, definizione che non mi piace. Infatti la loro vita c'è, solo che è molto breve. Ho incontrato pazientini che non potevano vivere più di poche settimane, giorni o minuti, anche con tutte le cure mediche offerte dalla medicina moderna. Mi sono detta: “Anche questi sono miei pazienti, come mi prendo cura di loro?” Cosi ho sviluppato una cura medica che ho chiamato comfort care dove il focus è sul benessere del paziente, visto che la guarigione non e' possibile.

 

Per un medico, particolarmente in questo paese, la vita lavorativa rischia di mangiarsi tutta la vita. C'è per te un confine tra l'una e l'altra?

 

La mia vita è una, cioè la mia vita sono sempre io che faccio cose diverse. All'ospedale curo i neonati, poi canto in un coro, ho molti carissimi amici, ho una casa da tenere, cucinare, pulire, fare la spesa. Faccio cose diverse, ma ogni persona o situazione che ho davanti, sia un bimbo malato o un amico, o la spesa da fare, rispondo a Qualcuno che mi mette di fronte una certa situazione, o una certa persona, per motivi Suoi, e allora posso dirGli di sì o di no. Da questo punto di vista prendermi cura dei bambini terminali è dire come andare a fare la spesa, con, ovviamente, le dovute differenze.

 

A questo punto della tua vita professionale c'è gente che ti chiede, che ti fa domande rispetto a questa tua professione, che ti segue. Cosa vuol dire per te? E cosa vuol dire essere medico dell’anno oggi?

 

Quando gli altri mi fanno domande rispetto al mio modo di essere medico o mi seguono, io li rimando a due cose. Primo, ad essere seri col loro desiderio dell'inizio, il desiderio che li ha spinti ad entrare nella professione medica. Il punto di orgine è sempre puro e dobbiamo riguardarlo in continuazione per sapere cosa veramente vogliamo. La seconda riguarda essere onesti con la realtà. La realtà sfida il nostro desiderio, il suo compimento, la sua tenuta. Dico queste cose perché ho avuto e ho degli amici che mi invitano con fermezza a questo stesso lavoro e tutto quello che mi è successo non sarebbe mai successo - veramente non l'avrei neppure immaginato - senza di loro. Essere medico per me è molto semplice: è essere in rapporto con il Mistero che genera me e che mi ha invitato e suggerito di fare medicina, e che poi ha chiamato alla vita i miei pazientini e me li ha messi davanti. Dal punto di vista medico, è fondamentale che stia in rapporto col Mistero mentre curo i miei bimbi, perché solo Lui sa dove la vita di ognuno di loro deve andare. Solo seguendo le sue “indicazioni” - segni clinici, ecc. - capisco il trattamento medico adeguato, rispettando la loro piccola vita.

 

Cosa ti aspetta domani?

 

La cura di molti bambini che possono guarire e andare a casa felici e sani coi loro genitori e la cura di altri che vivono pochissimo tempo, ma che mi insegnano più degli altri che la bellezza della vita è che loro ci sono, anche solo per sette minuti! Infatti la bellezza della loro vita è che c'è Qualcuno che li vuole, come vuole me e te, caro Riro.

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COMMENTI
09/12/2012 - il battesimo di Arturo (maria gonano)

Ero di guardia in ospedale. Di notte nasce un bambino altamente prematuro (15 sett.). Chiedo alla madre se desidera che il figlio sia battezzato: lo battezzo col nome Arturo. Il bimbo muore poco dopo. Un collega presente mi dileggia, gli rispondo: "Arturo è un uomo, chiamato al mio stesso destino, mentre con te faccio fatica a pensare la stessa cosa, tra me e Arturo che è vissuto pochi minuti, c'è una comunione più profonda che tra te e me che lavoriamo insieme da anni". Leandro Aletti