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venerdì 10 febbraio 2012
Banco farmaceutico. Ne ho fatta esperienza diretta un giorno a Roma, in una farmacia vicino ai Palazzi del potere, dalle parti del Quirinale. Ogni volta spiegare di che si tratta, indovinare in cinque parole la frase che esprime davvero il senso di questo gesto. Ogni volta si riaccendeva come una fiamma. Spiegavo che i medicinali erano destinati ai detenuti di Regina Coeli, indicavo quali erano le confezioni richieste, quelle che non entrano nel ricettario pagato dallo Stato (ci si capisce anche se il linguaggio non è tecnico). E allora si era posti dinanzi a una misteriosa libertà. “Quelle persone meritano il dono?” Le parole non uscivano dalla bocca, però si affacciava il quesito. Qualcuno, molti, dopo un istante lunghissimo di sospensione, aderivano. Altri negavano, prendendo magari alibi dalla presunta necessità di punire il delinquente... Lì ho capito, davvero, che la carità non si merita. Io, e te che mi leggi, non l'abbiamo meritata, è coincisa con il dono della vita. Per questo alla fine il Banco farmaceutico è stata per me un'esperienza fantastica, un'educazione fortissima alla memoria di che cosa è essere uomini. Al Banco farmaceutico ti si dice, fuori dalla farmacia, il nome della comunità destinataria delle medicine, e il farmacista che partecipa al dono lo sa. Anche questo aiuta a riconoscerci nella comune umanità. Si hanno in mente dei volti. Quel gesto incide nel modo di essere per sempre, e dà un sollievo certo e immediato al bisogno. Il Banco alimentare è più popolare, e la cosa ha il suo perché. L'atto più semplice, antico e moderno per contrastare la povertà è il cibo. Ed è anche quello che fa sentire immediatamente utile il dono, piccolo o grande che sia. Il pane, il latte, l'olio, lo zucchero, la pasta, l'omogeneizzato: portano con sé l'idea stessa dell'essenzialità. E meno male che è così. E la gente comune vi ritrova un richiamo alla bontà insegnata dalla mamma, e segue chi propone di riempire di riso e biscotti il sacchetto in nome della carità imparata alla scuola viva del cristianesimo. Ecco: il Banco farmaceutico è la continuazione con altri mezzi di soccorso della medesima educazione a un altro sguardo sul prossimo.
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