BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CASO RUBY/ Parla l'agente che arrestò la ragazza: mi disse che voleva fare il carabiniere

Pubblicazione:lunedì 13 febbraio 2012

Ruby (Foto InfoPhoto) Ruby (Foto InfoPhoto)

Il processo che vede imputato Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile continua, e oggi a parlare è Ermes Cafaro, il poliziotto che ebbe a che fare con Ruby il 27 maggio di due anni fa, quando la marocchina venne portata in questura accusata di furto. Proprio lei infatti fu riconosciuta a Milano, in zona corso Buenos Aires, dalla sua ex coinquilina Caterina Pasquino che riteneva che Ruby avesse sottratto dal suo appartamento soldi e gioielli per un valore di circa tremila euro. Quindi, ha spiegato oggi Cafaro, lui e il suo collega Russo intervennero e, dopo aver fatto accertamenti sulla ragazza fermata, scoprirono che aveva «un precedente per furto e che si era allontanata circa un anno prima da una comunità a Messina». Il pm dei minori, Annamaria Fiorillo, diede poco dopo disposizione di affidare la minorenne Ruby «a una comunità, dopo il foto-segnalamento, visti i suoi precedenti, e spiegò che, nel caso non ci fosse stato posto, dovevamo trattenerla in Questura fino al giorno successivo», ha detto Cafaro. Secondo le ricostruzioni delle indagini, la marocchina fu affidata verso le due del mattino non a una comunità, ma a Nicole Minetti dietro pressioni, secondo l’accusa, proprio di Silvio Berlusconi. Prima del suo arrivo in Questura, Ruby fu portata al commissariato Monforte-Vittoria dove, spiega Cafaro, si confidò con l’agente: «Cominciò a dire che da grande avrebbe voluto fare il carabiniere e io le dissi che visti i suoi precedenti e il fatto che non aveva nemmeno i documenti era impossibile. Lei mi rispose che ci avrebbe pensato Silvio a farle avere i documenti e mi ripeteva questo nome, Silvio, diverse volte, senza che io capissi lì per lì a chi si stava riferendo». Ma poco dopo Ruby gli disse che «questo Silvio l'avrebbe aiutata, perché lei era la nipote di Mubarak». Una volta portata in Questura, esplode il caos: «Ricordo per certo che il collega mi disse che gli avevo lasciato una gran rogna – continua a spiegare l’agente Cafaro - e che in Questura c’era stato un gran trambusto. Mi aveva detto che c’erano persone che si erano presentate in Questura e di telefonate e pressioni in merito alla minore, la quale a differenza di quanto era stato detto dal pm minorile era stata affidata a un’altra persona», che poi risultò essere proprio la Minetti.


  PAG. SUCC. >