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Cronaca

SENTENZA ETERNIT/ Pansa: vi racconto il mio inferno dell’amianto

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Francamente non lo so. Storico è un aggettivo che si usa, e ho visto che anche il ministro della Salute l’ha definita una sentenza storica. Credo che sia una sentenza “storica”, se vogliamo usare questa parola molto pesante, soprattutto per un fatto: non solo perché è stato deciso un risarcimento molto forte per le vittime, per i Comuni colpiti, ma per l’entità della pena e soprattutto perché sono stati condannati i due proprietari di Eternit. E’ vero che per uno è una condanna “platonica”, essendo un signore di 91 anni, ma certamente questo stabilisce un principio. Non so se il nostro ordinamento giuridico preveda questo evento, ma la sentenza stabilisce il principio secondo cui il proprietario di un’azienda è direttamente responsabile di quanto avviene nelle sue filiali, e soprattutto delle malattie che derivano da certe lavorazioni, che non sono combattute nel modo giusto, sono ignorate, o per le difese che non vengono adottate.

 

Ritiene che sia una sentenza che va nella stessa direzione di quella sul caso ThyssenKrupp?

 

Quello della ThyssenKrupp era stato un “incidente” orrendo, con sette operai rimasti bruciati vivi. Il caso dell’Eternit è molto diverso, perché l’amianto è una specie di morte bianca che si aggira di continuo, invisibile ma molto insidiosa, nelle strade della città di Casale Monferrato. Io ho una sorella, dei cognati, dei nipoti che ci vivono, molti amici. A volte mi domando: “A loro succederà qualcosa o meno?”. Perché c’è questa imprevedibilità, forse dovuta al Dna di ciascuno, alle proprie caratteristiche fisiche. Il mesotelioma pleurico è un tema che in città è molto sentito, e che l’ha anche divisa sul modo di affrontare la questione giudiziaria. Questa sentenza però è giusta perché per lo meno dovrebbe mettere fine a un primo capitolo della storia dell’amianto a Casale.

 

La sentenza cambia anche le relazioni tra i vertici delle multinazionali, i lavoratori e l’ambiente?

 

Questo senz’altro, e la novità più importante, quella che in modo molto sbrigativo definiamo “storica”, è proprio questa. Il fatto che a essere condannati siano stati i due proprietari dell’azienda cambia l’atteggiamento sul lavoro che, in Italia ma non solo, porta a fare troppa poca prevenzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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