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SENTENZA ETERNIT/ Un secco no a un'Italia "made in China"

Pubblicazione:mercoledì 15 febbraio 2012

Smaltimento di amianto a Casale Monferrato Smaltimento di amianto a Casale Monferrato

Fino a quando qualcun altro si pone a un livello più basso di legalità. Non a caso Cina, Vietnam e India sono Paesi il cui Pil continua a crescere a una o a due cifre. O leggiamo del Pil cinese in via di superamento su quello americano, mentre l’India e il Brasile surclassano i Paesi europei tra i primi dieci produttori al mondo. A fianco di queste informazioni, ne vanno messe alcune di altra natura. Se per arrivare a questi risultati si costringono milioni di concittadini in condizioni di vita quasi disumane, come fa la Cina, operando in un’assenza di diritti sindacali e legali, questi sono i due lati della stessa medaglia. L’aspetto positivo del modello di sviluppo occidentale, che nel corso degli ultimi 100 anni hanno saputo realizzare Europa e Nord America, è stato il fatto di avere anche difeso i giusti diritti sanciti dalle leggi. Una multinazionale che ragiona solo in termini di ritorno sul valore investito, finché troverà altri paesi molto più lassisti nel fare rispettare le leggi, o addirittura nella stessa legislazione, andrà a operare in questi ultimi. I valori sono scelte che si pagano, ma le conquiste economiche devono essere equilibrate in termini di costi sociali.

 

Eppure la Cina sta superando il Pil degli Usa...

 

Affermare che la Cina supera gli Usa in termini di Pil è un dato rilevate solo fino a un certo punto, perché ha molto più valore il reddito pro capite, e quest’ultimo in Cina è al di sotto della stessa Albania. Questo rivela che la Cina, pur di giungere a risultati eclatanti dal punto di vista economico, mette assolutamente in secondo piano i diritti della persona umana.

 

Ma a bloccare gli investimenti stranieri in Italia è davvero la sentenza Eternit, o non piuttosto permessi, burocrazia e regole incerte che ostacolano le imprese?


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