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ICI E CHIESA/ L'esperto: Caro Monti, attento alla "trappola" dei fini di lucro

Il presidente del Consiglio Monti ha annunciato di voler eliminare l'esenzione Ici per le attività non esclusivamente commerciali della Chiesa. Ne parliamo con il professor ALBERTO GAMBINO

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MONTI: ANCHE LA CHIESA PAGHERA' L'ICI «L’annuncio del premier Monti può certamente rivelarsi molto utile nel momento in cui abbia l’obiettivo di chiarire definitivamente che le attività che si svolgono all’interno degli immobili di proprietà della Chiesa e degli enti ecclesiastici sono normalmente attività non finalizzate al lucro, perché così è nella stragrande maggioranza dei casi». Lo afferma Alberto Gambino, professore ordinario di Diritto privato all’Università Europea di Roma, commentando l'annuncio di Mario Monti di voler eliminare l'esenzione Ici (Imu) per le attività «non esclusivamente commerciali» della Chiesa, come cliniche, pensioni e scuole. 

Professore, crede quindi che questa decisione possa rivelarsi utile?

Questo “censimento” aiuterebbe a comunicare all’opinione pubblica che gran parte delle attività legate alla Chiesa, che hanno finalità anche di carattere commerciale, sono destinate in realtà allo sviluppo e all’ampliamento di attività no profit, che quindi non hanno di per sé l’obiettivo del profitto, ma quello di sostentare attività tipiche dell’evangelizzazione, dell’assistenza e della solidarietà.

Quali sono invece gli eventuali rischi?

Quanto annunciato da Monti può certamente aiutare a fare chiarezza su questo argomento, ma se poi entriamo nel dato più tecnico bisogna fare molta attenzione a non separare nettamente quelle che sono attività commerciali da quelle non commerciali.

Ci spieghi meglio

Nel mondo del no profit tante attività che tecnicamente sembrerebbero commerciali, come per esempio la vendita di libri, non hanno tuttavia come obiettivo quello di creare un profitto in capo al soggetto che vende quei beni, ma quello di recuperare delle risorse per delle attività no profit di impegno per il prossimo. Su questo bisogna quindi rendersi conto che non è possibile eseguire un taglio netto su quelle attività che non servono certamente ad arricchire un ente, ma soprattutto a foraggiare strumentalmente le attività istituzionali cattoliche di un particolare istituto.

Per quanto riguarda invece gli altri casi?

Bisognerà fare molta attenzione, ma è  molto probabile che esistano dei casi, che infatti è bene estirpare, in cui probabilmente ci possono essere attività a fini di lucro dietro la maschera della situazione no profit. Il mondo cattolico è il primo che vuole fare chiarezza su eventuali mele marce, che esistono ovunque, ma non bisogna ribaltare la prospettiva, partire da qualche episodio discutibile e andare poi a sacrificare tante iniziative che sono apparentemente commerciali, ma che in realtà sono collegate ad iniziative tipicamente riconducibili a scopi di carattere assistenziale o benefico.

Come giudica invece la reazione della Cei?