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Cronaca

IL CASO/ L'esperto: così i nostri marines hanno sventato l'attacco dei pirati

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Attualmente, secondo la legge 130, un armatore che ha bisogno di un servizio di protezione a bordo della nave, deve prima di tutto rivolgersi alla Marina Militare. Solo nel caso in cui questa sia impegnata, non abbia personale a sufficienza o se non si adatti al servizio richiesto, l’armatore può allora rivolgersi al privato. Tutti sappiamo che nelle normali dinamiche commerciali non funziona in questo modo, quindi considero la situazione attuale decisamente assurda.  La Costituzione e le leggi commerciali sanciscono un principio, secondo il quale nessuno può avere diritto di prelazione rispetto all’erogazione di un servizio commerciale. La legge 130 prevede invece il diritto di prelazione da parte della Marina.

Una specie di monopolio…

Esatto, e la legge di cui le parlo è stata proprio creata per agevolare il monopolio della Marina. Questo non è assolutamente possibile, ma fortunatamente qualcuno è già al lavoro per tentare di risolvere queste problematiche che riguardano certamente temi importanti.

Lei in che modo si sta muovendo?

Abbiamo costituito un’associazione insieme ad alcuni dei maggiori istituti di vigilanza italiani e ad altre società che svolgono lo stesso lavoro per cercare di fare in modo che una volta emanato il regolamento attuativo della legge 130 si arrivi ad una definizione chiara di quelli che sono gli ambiti nei quali il servizio privato deve essere erogato. Tutto questo con il chiaro obiettivo di convincere chi deve scrivere il regolamento attuativo della legge 130 a non mettere nero su bianco norme che rendano inapplicabile e impraticabile il servizio privato.

Quali per esempio?

Il privato che deve fare servizio in quelle aree deve noleggiare le armi, che sono sempre e solo da guerra. Se con il regolamento dovessero vietare questo tipo di armi a bordo, il servizio privato sarebbe praticamente annullato perché il tempo necessario a costituire un’armeria propria in quei paesi corrisponde a circa 24-36 mesi, più tutta una serie di iter burocratici che non assicurano neanche una riuscita finale. Gli armatori hanno invece un’esigenza immediata del servizio, anche privato, perché la Marina Militare spesso non riesce a fornire la quantità di personale necessario o la fruibilità dello stesso secondo le modalità richieste dagli armatori.

(Claudio Perlini)

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