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Cronaca

ICI E CHIESA/ Sposetti (Pd): l’Europa lasci stare il Vaticano e impari dall’Italia

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Quando un’ex Ipab, piuttosto che un’associazione di volontariato o la Chiesa utilizza le risorse derivanti da attività commerciali per fini istituzionali (occorre, ovviamente, che vi sia una corretta applicazione dei fini istituzionali sanciti dagli statuti), quelle attività non devono essere oggetto di tassazione. Un’opera di solidarietà, infatti, è giusto che venga agevolata.    

A quali attività commerciali si riferisce?

Poniamo che chi gestisce un’ex Ipab abbia ricevuto in donazione un terreno che affitta ad un agricoltore, o un immobile che affitta ad una famiglia; gli introiti di tali affitti, se usati per fini istituzionali, non vedo perché debbano essere tassati. 

Perché non dovrebbero?

Basti considerare quanti italiani destinano il 5Xmille ad associazioni di volontariato, fondazioni e via dicendo. Vuol dire che il nostro Paese è particolarmente incline alla solidarietà. Perché quindi, far venire meno la spinta che caratterizza la maggior parte degli italiani, invece che sollecitarla?

Oltretutto, benché il beneficio monetario non sia mai stato quantificato, viene per lo più rilevato il fatto che lo Stato trae vantaggio dal tali iniziative.

Il loro valore etico e politico, in senso nobile, è elevatissimo; senza contare che tali iniziative vengono sgravate dalla spalle dello Stato. Che, se dovesse accollarsele, lo farebbe con costi molto più alti. L’utilità sociale che ne scaturisce, d’altronde, è oltremodo superiore alla quantificazione economica che, in ogni caso, sarebbe estremamente alta.

Monti chiede di tassare quelle attività che svolgono prevalentemente attività commerciale. Eppure, è quanto l’attuale normativa già prevede.

Spesso i fini istituzionali non vengono correttamente applicati. Si tratta di dinamiche che si originano in Italia come nel resto del mondo, da almeno una trentina di secoli. Se un ente svolge attività commerciali ma non svolge iniziative benefiche, allora è giusto che vada tassato.

Crede che, al di là dei controlli per individuare le cosiddette “zone grigie”, serva realmente cambiare la legge?