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YARA GAMBIRASIO/ Il pm fa retromarcia: la famiglia potrà visionare gli atti dell’inchiesta

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Il pm Letizia Ruggeri, che indaga sul caso riguardante l’omicidio della giovane Yara Gambirasio, avvenuto il 26 novembre dello scorso anno, ha fatto retromarcia, permettendo quindi alla famiglia della ragazza di visionare gli atti dell’inchiesta. Dopo il recente ripensamento, il pm ha spiegato di aver sempre cercato «di tutelare la vicenda e la famiglia di Yara, adesso gli atti non finiscano in tv». Notizia che resta comunque importante, visto che ora il perito Giorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio e già ufficiale dei Ris di Parma, potrà consultare il faldone contenente la grande quantità di materiale raccolto dagli inquirenti. Il legale dei genitori di Yara, Enrico Pelillo, ha commentato la decisione del pm: «Siamo molto soddisfatti che alla fine abbia prevalso uno spirito di collaborazione. Così anche noi potremo approfondire il materiale, mettendo a frutto la professionalità del nostro consulente. Non c'è mai stata sfiducia nei confronti degli inquirenti. La nostra iniziativa è dettata solo dal vecchio adagio che due occhi vedono di più di uno», ha concluso l’avvocato. Il pm Letizia Ruggeri ha poi spiegato anche i motivi che la hanno spinta fino ad oggi a bloccare la visione degli atti di inchiesta alla famiglia Gambirasio: «Se fino a oggi avevo detto no - ha spiegato - era solo per preoccupazione: purtroppo ci sono alcuni precedenti spiacevoli come ad esempio il caso di Sarah Scazzi, con le carte dell'indagine che sono divenute materia di talk show». Intanto le indagini sulla morte della tredicenne di Brembate proseguono, e sembra che gli inquirenti si stiano concentrando in particolare sull’analisi comparata delle tracce biologiche tra i Dna che provengono dai tantissimi prelievi che gli investigatori hanno effettuato e quelli trovati sul corpo o sui vestiti di Yara. Nei mesi scorsi erano stati rintracciati altri Dna, poi però rivelatasi sempre incompatibili o comunque inconcludenti. Nelle ultime ore invece sembra che il Dna rinvenuto recentemente sia più compatibile con quello dell’assassino, che potrebbe essere un abitante della provincia di Bergamo.


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