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YARA GAMBIRASIO/ Le indagini portano a un ragazzo: tra i suoi parenti c’è l’assassino

Pubblicazione:sabato 18 febbraio 2012

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

La trasmissione Quarto Grado, andata in onda ieri sera su Rete 4, ha rivelato importanti aggiornamenti riguardo le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate prima scomparsa e poi trovata morta dopo tre mesi a Chignolo d'Isola. Il programma ha infatti spiegato che le indagini degli inquirenti si starebbero concentrando su un particolare ragazzo, il cui Dna avrebbe molti punti in comune con quello ritrovato sul corpo e sugli abiti della giovane. Non è quindi lui l’assassino, ma gli investigatori sono convinti che tra i parenti del ragazzo possa nascondersi l’assassino. Il giovane frequenta la discoteca “Sabbie Mobili” di Chignolo d’Isola, proprio la zona in cui fu ritrovato il corpo senza vita di Yara, e gli inquirenti hanno già prelevato campioni di Dna a tutte le persone che sono in qualche modo imparentate con questo ragazzo. Al momento le analisi non hanno ancora portato ad alcun risultato, ma le indagini hanno condotto gli inquirenti a Gorno, un piccolo paesino della Bergamasca, dove sono stati prelevati numerosi campioni di Dna. Nei giorni scorsi il pm Letizia Ruggeri, che indaga sul caso, ha deciso di far visionare gli atti dell’inchiesta alla famiglia di Yara. Dopo il recente ripensamento, il pm ha spiegato di aver sempre cercato «di tutelare la vicenda e la famiglia di Yara, adesso gli atti non finiscano in tv». Notizia importante, visto che ora il perito Giorgio Portera, consulente della famiglia Gambirasio e già ufficiale dei Ris di Parma, potrà consultare il faldone contenente la grande quantità di materiale raccolto dagli inquirenti. Il legale dei genitori di Yara, Enrico Pelillo, ha commentato la decisione del pm: «Siamo molto soddisfatti che alla fine abbia prevalso uno spirito di collaborazione. Così anche noi potremo approfondire il materiale, mettendo a frutto la professionalità del nostro consulente. Non c'è mai stata sfiducia nei confronti degli inquirenti. La nostra iniziativa è dettata solo dal vecchio adagio che due occhi vedono di più di uno», ha concluso l’avvocato.


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