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Cronaca

IL CASO/ 1. Così il "Grande fratello" di Monti divide l’Italia

La forte campagna anti-evasione che si sta mettendo in atto in Italia rischia di creare un clima pericoloso di divisione tra i cittadini. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

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L’economista Jean Paul Fitoussi, intervenuto in una nota trasmissione televisiva, ha detto a proposito del sistema finanziario ed economico mondiale: “Siamo su un treno che va a 300 all’ora contro un muro. E non c’è il guidatore”. Fitoussi è anche un umanista, ha uno sguardo politico ampio,  e non ha dimenticato di dare un giudizio sullo stato delle democrazie occidentali: “Lo Stato continua  a tassare e chi compra più?” E poi:  “L’Italia non può fare la sua politica, la Francia neppure... Ma che democrazia è questa?” E ancora: “La differenza tra ceti abbienti e ceti medi o bassi si è ampliata, soprattutto negli Stati Uniti e in Italia”.

Probabilmente Fitoussi passerà per un pessimista o un catastrofista, ma non c’è dubbio che qualche domanda bisognerà pur porsela rispetto alla politica del rigore di bilancio e soprattutto alla campagna anti-evasione che si sta mettendo in atto in Italia. Nessuno mette in dubbio che si debba combattere il cosiddetto “nero” e l’evasione fiscale. Ma un conto è  recuperare le tasse che vengono eluse o evase, far emergere quella che si chiama economia sommersa, un altro conto è introdurre meccanismi da Stato di “polizia fiscale”, mettendo magari una categoria sociale contro l’altra. E, soprattutto, dato che c’è bisogno di produrre, bisognerebbe non scoraggiare chi lavora di più con tassazioni doppie o triple, al punto tale che conviene ormai fare un lavoro unico per non essere sommersi da “cumuli sanguinosi”.

In questi ultimi tempi c’è stato il famoso “blitz” di Cortina, poi quello sul Tigullio, alla fine si è arrivati ai locali della “movida milanese”. Il direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, è diventato ormai un grande personaggio pubblico, che va in televisione e viene intervistato sui giornali. Non c’è dubbio che sia un bravo funzionario dello Stato e stia combattendo una causa giusta con i mezzi che ha a disposizione. E non c’è dubbio che lo Stato, di fronte a una cultura permissiva come quella che c’è stata sinora in Italia in materia di tasse, stia operando quella che in termini di polemologia si chiama deterrenza.

Ma detto questo, non stiamo forse avvicinandoci a violare qualche regola democratica e di opportunità politica? Facciamo alcuni esempi. I blitz contro i “ghetti dei ricchi” sono utili a combattere l’evasione fiscale? Ci permettiamo di dubitarne, perché chi se lo può permettere può far controllare da Lugano un conto alle Bahamas o in qualche “paradiso fiscale naturale”, senza avere nessun controllo sopra la sua testa. In secondo luogo, la campagna contro i “ricchi” alimenta un’invidia sociale che è diametralmente opposta a quella che dovrebbe essere una coesione sociale che da tutti viene invocata in questo momento di grande crisi.

Questo può essere, nel clima in cui viviamo, quasi un dettaglio. C’è di peggio, se è permesso dirlo. A quanto è dato sapere, oggi l’impiegato pubblico è invitato allo “spionaggio di massa”. Insomma, a fare i conti in  tasca a un suo collega,  a suggerire che si metta sotto l’occhio del fisco, con tutti gli strumenti a disposizione (redditometro, spese, viaggi, tenore di vita e via dicendo) la ricchezza di un suo collega e la sua integrità fiscale. Si parla di un inizio con migliaia di suggerimenti giornalieri. Anche questo non ci sembra che vada a braccetto con la cosiddetta coesione nazionale. In questo caso, se ci è consentito dirlo, abbiamo superato anche la soglia dell’invidia sociale, siamo al ritorno del “commissario di caseggiato”, come in altri tempi famosi o in altri regimi. Se con gli anni Novanta siamo passati ideologicamente, come visione economica e politica, da Mao a Malagodi, ora stiamo facendo retromarcia  soprattutto nelle elementari garanzie democratiche.


COMMENTI
02/02/2012 - Non mi è mai piaciuto il "grande fratello" (claudia mazzola)

Perchè, pur giusti, questi controlli a tappeto soltanto ora? Il governo sobilla il popolo spiato e ora spione. Stiamo tornando al far west, però invece di rapinare noi le banche, è il contrario.