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PROTAGONISTI/ Dulbecco, quel Nobel che non ha mai smesso di esplorare il "senso" della vita

Pubblicazione:martedì 21 febbraio 2012

Renato Dulbecco (Foto: Infophoto) Renato Dulbecco (Foto: Infophoto)

C’è da dire peraltro, che non si è mai arrogato un ruolo di assoluta paternità nel progetto; era consapevole che i tempi erano maturi, sia culturalmente che tecnologicamente, per avviare un’azione in tal senso e il suo intervento “era servito da catalizzatore di un processo che era già nell’aria, inevitabile”.

Come pure era consapevole che il genoma, pur così importante, non è tutto. In anticipo su un dibattito che oggi è in primo piano, ha speso molte energie per mettere in risalto l’importanza dei fattori ambientali e la necessità di comprendere meglio le influenze reciproche tra geni e ambiente. “La risposta alla domanda «Che cosa siamo?» è quindi assai complessa. In generale possiamo dire che siamo il risultato sia dell’azione dei nostri geni sia dell’influenza dell’ambiente, con prevalenza dell’uno o dell’altro elemento a seconda delle circostanze”.

Infine una nota di carattere educativo. Dulbecco ha lavorato prevalentemente all’estero, ma la sua formazione di base l’ha avuta in Italia. E non è un caso che dal laboratorio torinese di Giuseppe Levi siano derivati ben tre premi Nobel: Salvador Luria, Rita Levi Montalcini e lui; e che attorno a loro si sia formato un grappoli di altri premi Nobel, per un totale di undici. A conferma dell’importanza dei maestri e delle “scuole” per la formazione dei ricercatori: “senza grandi scuole – diceva Dulbecco – raramente si formano grandi scienziati”.

Scienziati come lui; uomini come lui, che ha attraversato quasi un secolo con lo sguardo puntato, magari attraverso le lenti di un microscopio, sul fenomeno della vita; rispettandola e riconoscendone un’origine “ancora avvolta nel mistero”.  



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