Cronaca
martedì 21 febbraio 2012
Forse molti italiani di Renato Dulbecco – spentosi ieri all’età di 98 anni - ricorderanno più facilmente la presenza al Festival di Sanremo nel 1999, come conduttore accanto a Fabio Fazio e Laetitia Casta. E certamente non potranno dimenticare il suo sorriso, tra l’ingenuo e lo stupito, proprio di chi è interessato e desideroso di fare continue scoperte. Che questo fosse da sempre il suo obiettivo, lo ha dichiarato lui stesso, ricordando quando da giovane passava diverse ore su una torre in riva al mare a Porto Maurizio (dove viveva) a “lustrarsi gli occhi” alla vista del “vasto orizzonte dove il mare tocca il cielo e il finito diventa infinito”; confessando di essere sempre stato “affascinato dall’idea della esplorazione e delle scoperte”. Quel sorriso era lo stesso che l’ha accompagnato dai suoi primi passi di scienziato a Torino, poi negli Usa e che negli anni ’90 molti di noi hanno visto in Italia in diversi convegni, conferenze e seminari.
Avrebbe voluto fare l’ingegnere; la sua vita di studente liceale è stata infatti densa di iniziative tecnologiche: dalla costruzione di una radio a quella di un sismografo per l’osservatorio meteorologico che frequentava. Però decise per la medicina e, dopo la laurea, optò per la ricerca rinunciando alla carriera di chirurgo: “Mi attraeva la navigazione intellettuale in cerca di principi sconosciuti del mondo del pensiero. Capivo che per scoprire il nuovo bisogna affrontare i pericoli e che bisogna essere sorretti dalla certezza di riuscire, come lo erano i navigatori dell’antichità”.
Si è occupato comunque di “progetti”; ma non di quelli elaborati con i metodi dell’ingegneria: piuttosto di quelli da decifrare, che si trovano già codificati nelle cellule dei viventi e che lui ha spesso riassunto nell’espressione “il grande progetto della vita”. La vita infatti, diceva, “è l’attuazione di istruzioni codificate nei geni”. Ma aggiungeva subito: “questo è solo l’inizio della risposta”, consapevole che l’interrogativo su cosa sia la vita va lasciato sempre aperto: “il libro della vita è immenso e nessuno riesce a leggerlo tutto”.
A leggerne una buona parte però ci ha provato e ha coinvolto nell’impresa tutta la comunità scientifica. Il Progetto Genoma, cioè l’avventura di sequenziare l’intero patrimonio genetico umano, ha preso il via proprio da un suo intervento: è stato un suo articolo alla rivista Science nel 1986, a dare il là a un dibattito sfociato poi nell’organizzazione del grande programma di ricerca conclusosi con successo nel 2003. Dulbecco era convinto che per combattere adeguatamente il cancro - battaglia nella quale era implicato e per la quale aveva fatto le principali scoperte che gli hanno meritato il Nobel nel 1975 – fosse necessario identificare l’esatta sequenza dei tre miliardi di coppie di basi azotate che compongono la molecola del DNA e farne una mappatura, cioè determinare la posizione occupata da ciascun gene rispetto agli altri.
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