BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

GIUSSANI/ Battista: io, non credente, ho capito da lui cos’è il cristianesimo

Don Luigi Giussani (immagine d'archivio) Don Luigi Giussani (immagine d'archivio)

Anch’io rimasi colpito. Nel ’96 l’Italia della politica era sotto choc perché eravamo ancora abituati ad avere come perno dell’assetto politico la Dc, ma il partito cattolico non c’era più. Mi colpì la serenità con cui disse che no, il problema non è che ci siano cattolici al governo, perché poteva benissimo essere che il partito che si dice cristiano facesse cose che con il cristianesimo non hanno niente a che vedere. Non c’è una corrispondenza necessaria. Alla luce di tutto quello che era accaduto, fu sorprendente come il legame con un partito non fosse per lui il problema. È una mia illazione – perché non c’è niente di peggio che attribuire un pensiero ad una persona che non può avvalorarlo – ma credo, sulla base di quello che mi disse allora, tutto centrato sull’«essenziale», appunto, che anche oggi non penserebbe ad un’aggregazione di cattolici come al problema prioritario della politica.

Forse la sua preoccupazione era un’altra: sempre in quell’intervista definì l’educazione «l’attività più appassionatamente umana che si possa concepire».

Certo. A patto di togliere all’espressione ogni valenza moralistica. In Giussani la critica della riduzione del cristianesimo a moralismo era fortissima. Non che naturalmente fosse estraneo a ogni tipo di eticità o moralità... (Battista sorride, ndr).

Disse che la situazione era grave «per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo». È ancora attuale questo giudizio?

Farò un’illazione forse più grave di prima, ma penso che oggi lo sottoscriverebbe in pieno, vedendo in questi 15 anni una conferma di quello che aveva detto nel ’96. Non vedo, purtroppo, nessun ancoraggio alla deriva della politica italiana, una politica che ha abdicato al suo ruolo, che è vista dai più come attività superflua, e che si è affidata ai tecnici come a salvatori dal disastro. È la presa d’atto di una bancarotta. I partiti non possono non pensare che tutto questo non avrà conseguenze molto pesanti sul loro rapporto con i cittadini.

Chi è oggi don Giussani?

Un grande educatore. La sua lucidità non è riducibile soltanto a quello che ha fatto o detto dopo di lui chi lo ha seguito, nel bene o nel male. Ognuno è responsabile per sé, e credo che Giussani non avrebbe nulla in contrario a questo rilievo. Lui ha creato un’esperienza, dopo di lui ci possono essere stati errori, ma questo fa parte della storia; non esiste la società perfetta, così come non ci sono uomini perfetti.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
22/02/2012 - Che grande incontro (claudia mazzola)

Ho iniziato a seguire don Giussani nel 2005 e poco dopo ci ha lasciato. Ricordo, nei suoi ultimi filmati, i suoi bellissimi occhi verdi e le sue mani grinzose. Quanto avrei voluto accarezzarle, ora invece lo fa lui con le nostre.

 
22/02/2012 - Don Giussani (Duilio Sala)

Leggendo questa intervista mi viene da pensare che, tutto sommato, chi ha capito e apprezzato di piu' don Giussani siano i non credenti. (magari non tutti!) Cordialita'.