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Cronaca

GIUSSANI/ Battista: io, non credente, ho capito da lui cos’è il cristianesimo

Oggi, 22 febbraio, ricorre il VII anniversario della scomparsa di don Luigi Giussani. PIERLUIGI BATTISTA, editorialista del Corriere, rievoca il suo incontro col fondatore di Cl

Don Luigi Giussani (immagine d'archivio)Don Luigi Giussani (immagine d'archivio)

Il passare del tempo non ha mai smentito ciò che Luigi Giussani, in modo profetico, disse nel lontano 1975, dopo una udienza dei movimenti ecclesiali con Paolo VI: «Man mano che maturiamo, siamo a noi stessi spettacolo e, Dio lo voglia, anche agli altri. Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento, e perciò di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella Grazia che ci viene Donata e rinnovata ogni mattino». Una sicurezza, quella di Giussani, che ha profondamente affascinato anche chi credente non lo è, e non ne fa mistero. È il caso di Pigi Battista, editorialista del Corriere, che nel 1996 conobbe don Giussani in occasione di un servizio che La Stampa – allora Battista era al quotidiano di Torino – gli aveva chiesto sul prete fondatore di Cl. «Lo conobbi in aeroporto. In un posto pieno di passeggeri» scherza Battista «rimasi colpito dalla sua capacità di andare all’essenziale, al non-passeggero».

«Ha capito che il cristianesimo non è un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo» ebbe a dire di lui il cardinale Ratzinger nell’omelia funebre «ma un incontro, una storia di amore, è un avvenimento». È questo l’«essenziale» di Giussani?

Direi di sì. Devo fare però una premessa fondamentale. Non sono credente e quello che dico lo posso dire solo sulla base della mia esperienza umana e culturale, non sul piano della fede. Ecco, quello che mi colpì, della capacità di Giussani di andare all’essenziale, è che non aveva nulla di «maniacale». Non faceva parte di quelli che riducono tutto a uno, al contrario era attentissimo alla molteplicità della storia. Al centro di quella diversità irriducibile, però, coglieva e metteva l’avvenimento: la manifestazione umana della divinità, se così posso dire.

Cambiò il suo modo di vedere il cristianesimo?

Compresi che il cristianesimo poteva essere tante cose – carità, per esempio – ma che esse non avrebbero avuto senso se non si fossero ancorate a quel dato che a Giussani così premeva, la presenza di Gesù Cristo nella storia. Da non cristiano, posso senz’altro dire che questo rilievo, nel quadro complessivo della realtà e nella gerarchia degli interessi che sono investiti dal cristianesimo, ha un valore rivoluzionario.

Si chiese che cosa ci fosse in Giussani da calamitare così tanti giovani?

La mia impressione fu quella di un modo umanissimo, per nulla predicatorio, ieratico, di creare quella centralità.

Quell’intervista uscì con il titolo di «Preghiamo per l’Italia in pericolo» e venne anche in seguito molto letta perché Giussani toccò il tema dei cattolici, della politica, di una nazione in crisi. 


COMMENTI
22/02/2012 - Che grande incontro (claudia mazzola)

Ho iniziato a seguire don Giussani nel 2005 e poco dopo ci ha lasciato. Ricordo, nei suoi ultimi filmati, i suoi bellissimi occhi verdi e le sue mani grinzose. Quanto avrei voluto accarezzarle, ora invece lo fa lui con le nostre.

 
22/02/2012 - Don Giussani (Duilio Sala)

Leggendo questa intervista mi viene da pensare che, tutto sommato, chi ha capito e apprezzato di piu' don Giussani siano i non credenti. (magari non tutti!) Cordialita'.