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TERRORISMO/ L'allarme di D'Alema? Il pericolo c'è, ma non siamo agli anni 70...

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Oltre ad Al Qaeda, che peraltro sembra ormai un network morente, bisogna stare attenti ai vari contraccolpi che possono provenire dalla situazione siriana, che indubbiamente è quella più critica, e da quella iraniana. C’è poi tutta l’evoluzione di quella che, forse un po’ troppo frettolosamente, è stata definita la “Primavera del Nord Africa”: in particolare quella egiziana, che indubbiamente rappresenta un ulteriore elemento di instabilità, anche se non vedo grandi rischi per il nostro Paese.

D’Alema ha anche parlato di altri tipi di minacce, come quella «economica, nel senso della speculazione finanziaria e l'aggressione delle nostre principali imprese», oltre che della «minaccia cibernetica». Cosa ne pensa?

Sono naturalmente minacce completamente diverse. Fino ad ora mi sembra che la minaccia economica sia arrivata più che altro dall’Europa, che dovrebbe aiutare noi, la Grecia e gli altri Paesi, ma che in realtà è stata la causa determinante di alcuni nostri dissesti. Non vedo particolari minacce economiche che possano provenire da altre zone, anche se poi bisogna tener conto di ogni aspetto.

Cosa intende?

Oggi il terrorismo non è più quello degli anni Settanta e gli attacchi possono arrivare in ogni modo. Anche D’Alema parla infatti di “minacce cibernetiche”, che rappresentano certamente una realtà. Un serio attacco verso siti istituzionali può creare ingenti danni, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi quindi non creerei un eccessivo allarmismo.  

Di cosa avremmo bisogno per poter combattere ogni forma di terrorismo?

 Il terrorismo si combatte solo ed esclusivamente con un forte lavoro di intelligence, conoscendo in anticipo le mosse dell’avversario. Attualmente le maggiori minacce di terrorismo interno possono provenire da cinque o sei centri sociali sparsi per l’Italia, ma sono convinto che al loro interno ci siano già membri dell’intelligence aggiornati costantemente su eventuali azioni terroristiche. Anche negli anni Settanta il terrorismo si combatteva con l’intelligence, e quando non bastava si è fatto ricorso al pentitismo, che si è dimostrato l’elemento fondamentale. Ma stiamo parlando di livelli di massa del terrorismo, dove la gente che praticava la lotta armata era tantissima, mentre oggi non esiste niente di tutto questo.

 

(Claudio Perlini)

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