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TERRORISMO/ L'allarme di D'Alema? Il pericolo c'è, ma non siamo agli anni 70...

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ALLARME TERRORISMO? «Riguardo quanto detto recentemente da D’Alema dopo l’incontro con Monti, sono dell’idea che certamente il terrorismo internazionale, per quanto in forte declino, sia sempre una minaccia. Quello che mi lascia più perplesso è l’allarme che riguarda il terrorismo interno, di cui francamente non se ne vede traccia. Ci sono i soliti anarco-insurrezionalisti, in grado certamente di azioni molto pericolose, ma non così drammatiche». Il giornalista e scrittore Sandro Provvisionato commenta in questa intervista per IlSussidiario.net le parole del presidente del Copasir Massimo D’Alema che, al termine della lunga audizione del presidente del Consiglio Monti, ha detto che «il nostro Paese è minacciato dal terrorismo internazionale e dall’eversione interna».

A suo giudizio non è quindi il terrorismo interno a dover preoccupare?

In questo momento non esiste nessuna organizzazione terroristica interna, semplicemente perché il momento delle ideologie è finito: trovare tre disperati che lanciano una molotov contro la sede di un partito è sempre possibile, ma da qui a parlare di minaccia del terrorismo interno mi sembra esagerato. Diverso è invece un altro rischio, che forse in questo momento il governo e il ministero dell’Interno stanno sottovalutando.

Quale?

Parlo del rischio di tumulti, di una forma di rivolta di piazza e del rischio che da una manifestazione nascano episodi come quelli avvenuti a Roma, messa a ferro e fuoco dai black bloc. Penso anche a forme di esasperazione che possono sconfinare nell’estremismo, ma parlo di situazioni che riguardano una vera e propria rabbia e non la rivolta politica e organizzata.

Che, come diceva, ha bisogno di ideologie per sopravvivere.

Nel momento in cui muoiono le ideologie, o se comunque sono fortemente in crisi, cessa il “cemento” delle organizzazioni: quello che teneva insieme le Brigate Rosse o Prima Linea era un progetto politico che si basava fondamentalmente su un’ideologia, che se manca fa cadere tutto.  Temo quindi che sia più probabile qualcosa di molto spontaneo, una fiammata in un particolare momento, che quindi non deve portare a un eccessivo allarmismo.  

D’Alema ha invece parlato di «eversione interna, ovvero code di terrorismo interno legate agli anni Settanta». Cosa ne pensa?     

Non so quali siano le sue fonti per poter affermare questo, ma immagino che siano i Servizi di sicurezza, visto che tra l’altro D’Alema è responsabile del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Anche andando a guardare nei centri sociali più estremisti e radicali, è possibile trovare qualche figura degli anni Settanta, che però è ormai ultrasessantenne, quindi non si può parlare dei vecchi protagonisti.

Anche se nel recente passato qualcosa è successo…

Certo, con le uccisioni di D’Antona nel ’99 e di Biagi nel 2002, abbiamo potuto accertare l’esistenza di una piccola cellula, che però sembrava composta più che altro da monaci settari chiusi al loro interno e senza alcun aggancio con la realtà, e non da formazioni armate capaci di fare proseliti. Ripeto, come negli anni Settanta anche oggi bastano tre persone per fare un’azione, e tre persone si trovano sempre. Ma da qui a parlare di allarme terrorismo ce ne vuole.

Quali sono invece le minacce che più dovremmo temere del terrorismo internazionale?


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