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Cronaca

DIVORZIO BREVE/ L'avvocato: un progetto di legge che snatura il matrimonio

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Certo che è anche un business e dipende dalla consapevolezza, responsabilità e professionalità di ciascun avvocato il fatto di trasformare o meno questa attività in un business. Per un legale del resto in queste circostanze è fin troppo evidente l’interesse dei suoi clienti a trovare una soluzione di comune accordo, evitando il più possibile un contenzioso sia nella fase della separazione sia in quella del divorzio. Come pure a non considerare quello economico come l’unico tema, impedendo che i due coniugi si trasformino in controparti contrattuali. Non ce n’è mai una che vince e una che perde, hanno perso tutte e due comunque vada a finire la causa. Questo lavoro quindi per un avvocato è una sfida. Non spetta a me dire quanti colleghi abbiano chiara questa posizione, ma è chiaro che dipende molto dall’avvocato il fatto che si possa arrivare o meno a una separazione o a un divorzio consensuali.

 

I maggiori conflitti avvengono sull’assegnazione dei figli. Quali possono essere le conseguenze del divorzio breve su questo aspetto?

 

Da quando esiste il cosiddetto “affido condiviso”, il tema dell’assegnazione non è vissuto più come un tempo perché i figli di regola sono assegnati a entrambi i coniugi e collocati presso il coniuge con il quale hanno un’abitudine prevalente di vita, che nel 75-80 per cento dei casi è comunque la madre. Quando quello dei figli diventa il maggior tema di conflitto, è sempre una sorta di pretesto. Il vero conflitto è a monte, perché se i due genitori hanno un reale interesse per i figli, tanto da volere riservare loro il massimo delle attenzioni, questo li porterà alla consapevolezza che il loro conflitto è per essi il massimo di negatività.

 

(Pietro Vernizzi)

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