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IL CASO/ 2. Quando un panettone manda i migliori chef dietro le sbarre

Pubblicazione:sabato 25 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 26 febbraio 2012, 0.40

La cucina del carcere di Padova La cucina del carcere di Padova

Ecco perché per la presentazione di Taste si sono mobilitati chef prestigiosi come Giancarlo Perbellini, che ha proposto una vellutata di fagioli favolosa, la pasticceria mignon da urlo di Luigi Biasetto, le reinvenzioni della cucina contadina di Piergiorgio Sìviero, il sorprendente champagne italiano di Bisol, e ultimo ma non meno importante il nuovissimo panettone al moscato di Pantelleria che I Dolci di Giotto hanno lanciato in abbinamento con il Kabir di Donnafugata, storica etichetta siciliana.

Il tutto in un clima di festa che però non dimentica il contesto da cui nasce. Quasi da pugno nello stomaco l’introduzione di Boscoletto, che ha dedicato la mattinata ad Alessandro, 22 anni, italiano, suicidatosi a San Vittore domenica scorsa dopo quattro mesi di detenzione e prima ancora di essere processato. “Dedichiamo la festa di oggi a lui, a suo padre, sua madre, al fratello e alla sorella. Nel carcere si muore ma nel carcere si può anche risorgere. Questi episodi non possono essere solo lo spunto per recriminare o per pensare che sia sempre colpa di altri, ma devono renderci più decisi nel valorizzare tutto quello che di positivo e di vero può nascere anche dietro le sbarre”.

A chi chiede demagogicamente di buttare via le chiavi”, risponde il sindaco di Padova Flavio Zanonato, “dobbiamo rispondere non come loro di pancia, ma con la ragione e con il cuore, ricordando l’articolo 27 della Costituzione: la pena deve tendere alla rieducazione del detenuto”. E per Gaetano Marzotto, numero uno di Pitti Immagine, “se oggi abbiamo qualche possibilità di dare una speranza a questi ragazzi, anche attraverso la loro partecipazione alle nostre fiere che attirano centinaia di migliaia di visitatori, sarà un modo per ringraziarli di questa mattinata che mi ha così colpito. Siamo orgogliosi di avere il Consorzio Rebus a Taste. È un esempio da esportare in tutta Italia”.


E quando Marzotto parla di speranza non è facile retorica. Lo certifica Thomas, 32 anni, veneto, in carcere dal 2004, altri sette anni di debito con la giustizia da scontare. “Quando uno entra qui dentro è come se ripartisse da zero. Deve prima di tutto riprendere la fiducia in se stesso, poi la fiducia negli altri, e poi ancora deve sperare che anche gli altri investano su di lui, a partire dai suoi famigliari”. Sembra un’impresa impossibile. Eppure giornate come questa fanno venire voglia di lanciare un appello: “Date la possibilità di far entrare cooperative, artigiani o piccole medie imprese in carcere, questo darà un senso al sogno di noi tutti”.

Appello rivolto - Thomas lo dice a chiare lettere - anzitutto ai parlamentari. Lunedì prossimo andrà in discussione alla Camera il disegno di legge bipartisan sul lavoro in carcere. Un’iniziativa legislativa che ha fatto molto meno rumore del decreto svuota-carceri o degli stanziamenti per l’edilizia penitenziaria, ma che - cifre sulla recidiva alla mano - sarebbe il contributo più rilevante che il nostro Paese potrebbe dare alla dignità di tante persone, oltre che alla propria sicurezza.
 
(Eugenio Andreatta)



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