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IL CASO/ 2. Quando un panettone manda i migliori chef dietro le sbarre

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La cucina del carcere di Padova  La cucina del carcere di Padova

Mettete insieme un cuoco due stelle Michelin, un pasticcere campione del mondo, uno chef emergente allievo di Alain Ducasse, due tra i produttori di vini e spumanti più qualificati della Penisola e un panettone da anni ai vertici delle classifiche nazionali. Una vera e propria all stars del gusto italiano. Eppure non siamo in un tempio della gastronomia, ma in un carcere, e i protagonisti non sono solo chef e produttori d’eccellenza, ma anche maestri pasticceri e cuochi che non sanno se e quando finiranno un giorno di scontare i loro sbagli.

Siamo a Padova, insomma, in quella casa di reclusione “Due Palazzi” che non finisce di stupire per i legami sempre nuovi e fantasiosi che sa instaurare nelle direzioni più impensate. Oggi ad esempio ospita la conferenza stampa introduttiva di Taste. Per chi ancora non sapesse di cosa si tratta, si può definire la più esclusiva rassegna enogastronomica del nostro Paese: 250 partecipanti, rigorosamente su invito, con un giudice imparziale e severo come Davide Paolini, il gastronauta di Radio24, nella cornice impagabile di stazione Leopolda a Firenze. Un vero tempio del bello e del buono: appuntamento dal 10 al 12 marzo.

La strada che porta da Firenze a Padova è stata resa particolarmente spedita proprio da Davide Paolini. Ma non pensate che il vero guru del gusto italiano (fresco vincitore del Premio giornalista multimediale gastronomico conferito dall’Academie Internationale de la Gastronomie e dal sondaggio di Italia a Tavola come personaggio gastronomico del 2011) si sia intenerito di fronte al valore sociale, per quanto innegabile, delle lavorazioni del carcere di Padova. Oppure sia stato convinto dall’abilità manageriale del presidente del Consorzio Rebus Nicola Boscoletto: “Non è stato Boscoletto a cercare me, ma io a telefonargli. Il panettone non l’ho apprezzato perché era stato realizzato in carcere, era semplicemente un panettone eccezionale. Quando ho chiesto chi l’aveva creato, mi è stato detto che lo facevano in un carcere: non riuscendo a crederci, ho voluto constatare di persona”.

Nasce così, quattro anni fa, una collaborazione che vede Paolini diventare una specie di testimonial delle squisitezze carcerarie padovane, e i detenuti padovani impegnati a diffondere il verbo paoliniano del panettone a Ferragosto, in particolare al Meeting di Rimini del 2008 dove furono distribuiti fuori stagione (almeno secondo i canoni tradizionali) ben cinque tonnellate del dolce fino ad allora ritenuto natalizio. L’anno scorso “I dolci di Giotto” sono stati presenti per la prima volta a Taste e lì, di comune accordo, è nata l’idea di lanciare la prestigiosa manifestazione con una conferenza stampa all’interno della struttura carceraria della città del Santo.



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