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DON GIUSSANI/ Alberto Contri: il mio ricordo "particolare" del Gius in compagnia di Bach

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Monsignor Luigi Giussani  Monsignor Luigi Giussani

Dopo quattro ore di musica e silenziose riflessioni, era lui a dire: “parliamo”. E l’ora che seguiva – insieme a quelle di tanti altri viaggi – costituisce il dono più grande che abbia mai ricevuto nella vita: una direzione spirituale che ha impresso un segno indelebile nel mio cuore e nel mio destino. Non faceva mistero di prediligere un approccio che a me veniva naturale, sicuramente dovuto a queste frequentazioni: conquistarsi un posto nel mondo e testimoniare ad un tempo i propri ideali grazie al proprio impegno personale, e non sfruttando l’appartenenza al movimento, come capitava ad alcuni allora, e oggi ancora più spesso, specie in politica.
Spesso parlavamo di questo, e ogni tanto mi lamentavo pure di qualcuno che ritenevo strumentalizzasse troppo l’appartenenza al Movimento, con inevitabile detrimento dell’immagine complessiva se poi i suoi comportamenti non erano adeguati. Mi invitava ad avere pazienza, a rispettare i diversi carismi…ma al ritorno inevitabilmente volavano le reprimende, perché conoscendomi assai bene sapeva che le mie non erano delazioni, ma sincere preoccupazioni per atteggiamenti ben diversi dalla sua idea di apostolato, e che lui stesso si sarebbe premurato di stigmatizzare. Ogni tanto, oggi, visti i miei capelli bianchi, mi permetto di dire a qualche giovane politico troppo ambizioso e rampante: “ah, se il Gius fosse ancora tra noi, ti avrebbe già stropicciato per bene le orecchie”…E immediatamente mi pare di vedere il suo abituale gesto con la mano come a dire “lascia perdere, non ti amareggiare, tu guarda avanti”, e di sentirlo sospirare come un tempo: “ad majora”.



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