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IL CASO/ Bastano un righello e una matita per smentire il nichilismo di Vattimo

Pubblicazione:lunedì 27 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 27 febbraio 2012, 12.39

Gianni Vattimo (Imagoeconomica) Gianni Vattimo (Imagoeconomica)

Gianni Vattimo annuncia su La Stampa del 23 febbraio che “la metafisica è finita”. Per farlo non tralascia di citare Nietzsche, maestro della critica radicale alla metafisica, di cui sottolinea il pensiero: la filosofia “arriva a riconoscere l’idea stessa di verità come favola”, dunque è breve il passo alla scoperta della “verità come finzione”.

Questo piacerà a molti filosofi; ma a tanti che fanno scienza la cosa non andrà giù. Sembra un paradosso, ma per lo scienziato la metafisica è un must. La metafisica intesa come desiderio di capire, dunque di trovare la verità; e come certezza che questa verità esiste, prova ne siano le leggi della natura senza riconoscere le quali e senza basarsi sulle quali, la scienza non regge. E intesa come esperienza dura ma vera che la mente non ha il potere di arrivare al cuore delle cose (“Tutte le immagini portano scritto: Più in là”, recitava Montale, e potremmo metterlo sull’entrata di ogni laboratorio chimico).

Già, il cuore delle cose: tutto quello su cui si basa la scienza, che pur usiamo e studiamo ogni giorno, si basa su fattori indefinibili; in altre parole, costruiamo con mattoni che non solo non conosciamo, ma che ammettiamo di non  poter conoscere. Basti pensare che “cose concrete” come un punto, una retta, un piano, per la matematica e la geometria sono indefinibili, cioè non esiste una definizione, o, detto in altri termini, ne usiamo ma non sappiamo cosa sono. Provate a definirli, e poi ne parliamo… E tempo e spazio, concetti senza cui non potremmo né parlare né muoverci, provate a dire cosa sono! Ci dicono che non sappiamo cosa è lo spirito… provate voi invece a definire cosa è la materia.

Certo, siamo orgogliosi delle nostre conquiste, ma come la scienza di 100 anni fa oggi è preistoria, tra 100 anni le nostre certezze mediche e biologiche saranno fumo: in che modo, non lo sappiamo, ma è molto facile che i nostri nipoti pensando a chi viveva all’inizio del 21° secolo sogghigneranno, un po’ pensando ad un mondo in cui si usavano telefoni cellulari e su curavano le malattie con gli antibiotici. Sentiamo ogni giorno crollare le certezze e vederne crescere altre: un bel mistero!


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