BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

NO-TAV/ Quella caduta dal traliccio che manda in cortocircuito Ideale e ideologia

Due manifestanti NO-TAV (Foto:infophoto)Due manifestanti NO-TAV (Foto:infophoto)

Il 900 è stato tempo di grandi martiri. Nessuno è partito di casa con la voglia di farla finita. Di combattere, sì, se c’era una guerra. Ora, può darsi che i più esaltati tra i No Tav considerino quella la loro guerra. Peccato che gli operai del cantiere siano così simili a loro, ai loro genitori, costretti a spaccarsi la schiena sotto il sole o nel gelo, 8 ore al giorno. Non diversi dai poliziotti che li controllano, ricordiamo Pasolini, i figli dei più umili, quelli che non  hanno né tempo né soldi per permettersi di bivaccare nei prati e raccattare sassi da tirar loro in testa, perché hanno famiglie da mantenere, mese dopo mese. 
Dove sono i buoni? Dove sono i cattivi? E l’ideale, ammette di patire violenze, non di compierle. Vogliamo pensare ai tanti cristiani martiri nei loro paesi, uccisi inermi dentro una chiesa? Quella è testimonianza di morte per un ideale. Non lo sono i kamikaze, che odiano tanto la vita, o non ne conoscono le bellezze, da decidere in sfregio al cielo di buttarla via. Auguro all’uomo Abbà, che non è più un ragazzo, come troppe volte si è sentito dire nelle cronache di ieri (a 39 anni si è uomini, giusto?) di guarire, di tornare a camminare in quelle valli bellissime. E lottare con tutto il fiato per quello in cui crede. Senza  sassaiole, senza insulti. La morte per un ideale non la si cerca, arriva per caso, e comunque provoca pena, in chi va e in chi resta. 

© Riproduzione Riservata.