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Cronaca

NO-TAV/ Quella caduta dal traliccio che manda in cortocircuito Ideale e ideologia

La caduta di Luca Abbà, manifestante NO-TAV da un traliccio dell'alta tensione riaccende i riflettori in Val di Susa. Ma dov'è l'ideale in questa lotta? Il commento di MONICA MONDO

Due manifestanti NO-TAV (Foto:infophoto)Due manifestanti NO-TAV (Foto:infophoto)

Luca Abbà si è appeso a un traliccio dell’alta tensione, per protesta contro l’allargamento dei cantieri per l’Alta Velocità, in Val Susa, è rimasto folgorato, è rovinato a terra, e giace ricoverato al Centro Traumatologico di Torino in pericolo di vita. Non so se volesse fare una bravata, un gesto provocatorio, fidandosi un po’ troppo delle proprie forze, senza calcolare l’imprevedibile. Direi di no, perché appendersi ai fili dell’alta tensione  può causare esiti ben prevedibili, e per quell’intervista a una radio, in cui si sentiva pronto a un gesto estremo purchè si fermasse il cantiere,  si ascoltassero le proteste dei valligiani e dei movimentisti.  Magari sarà stata una frase ad effetto, buttata lì per stupire, e il gesto conseguente è venuto spontaneo. Faccio prendere uno spavento a tutti, mi ascolteranno, almeno faremo un po’ do casino.
O invece c’era il proposito chiaro di un’azione suicida? Per la Tav nella Valle? Ne dubito. I montanari e i contadini della Val Susa soffrono per la  grande opera che deturpa le loro montagne, che cambia i loro orizzonti, che non è stata da loro né scelta né pensata.  Una decisione sopra le loro teste, come sempre accade, e sappiamo che il progresso ha sempre aperto grandi ferite, mentre provava a scoprire rimedi utili all’uomo. Ne sanno qualcosa gli indiani d’America, per dirne una, quando il mostro di ferro depredava le loro foreste e faceva fuggire i bisonti.
Però, non siamo nel Far West. Ci sono decisioni che non competono solo a noi italiani, sempre più gli ultimi della classe in quest’Europa che corre. Non sempre bene, ma corre, e farne porta comporta qualche cedimento. Dunque, la Torino-Lione va fatta, serve a tutti, e probabilmente sarà fatta al meglio, dopo tante comprensibili proteste, e permetterà di smaltire il ferale traffico su gomma che copre di una coltre giallognola le pendici di quelle amate montagne. Non si può capire subito, ma si capirà. Se i lavori saranno fatti a dovere. Contiamo che oltre a pretendere, la comunità europea vigili. Ma conosco quelle valli, quella gente, se non aizzata da estranei assetati di violenze, assoldata a blocchi anarcoidi e con l’unico intento di sfasciare.
Quella gente non si toglierebbe la vita, piuttosto si pianterebbe col bastone e il mulo accanto agli operai, rimbrottandoli giorno dopo giorno,. Ma chi ha faticato troppo per vivere non si toglie la vita. Dunque, Abbà aveva altro dolore da  bruciare  nella scossa che gli ha annebbiato i sensi e colpito il cuore. Non so quale, ma c’era un altro dolore. Oppure, un’assenza. Di affetti, di desideri, di passioni vere, foss’anche un bicchiere con gli amici, una passeggiata a arsi accarezzare il viso da quel vento, ascoltandone le parole. Si può morire per un ideale. In genere, quando si è costretti, incarcerati, torturati, oppressi.