BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CORTE DELL'AIA/ Il giudice: sui crimini nazisti non perde l'Italia, ma la nostra Cassazione

Pubblicazione:sabato 4 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 7 febbraio 2012, 16.02

Soldati tedeschi sul fronte di Stalingrado (immagine d'archivio) Soldati tedeschi sul fronte di Stalingrado (immagine d'archivio)

Che non c’è nessuna eccezione alla norma sull’immunità, che lo Stato tedesco quindi era immune e che di conseguenza l’Italia, attraverso le sue sentenze, ha violato il diritto internazionale. Una tesi molto semplice, quella della Germania. Che la Corte ha fatto propria.

Secondo lei l’Italia dove ha sbagliato?

Nella sua difesa, tecnicamente, non ha sbagliato nulla. La Germania ci ha citati sulla base di una convenzione che consente l’accesso unilaterale alla Corte di giustizia dell’Aja; se anche non l’avessimo voluto, saremmo dovuti andare in ogni caso davanti alla Corte. Occorre anche valutare quale sia l’interesse reale dell’Italia in questa vicenda.

Il capo della delegazione italiana davanti alla Corte, Paolo Pucci di Benisichi, ha detto che il risultato finalmente chiarisce la situazione delle immunità, aggiungendo: «avremmo preferito un risultato più vicino alla nostra linea difensiva, ma il risultato non ci dispiace». Ma se le cose stanno così, viene quasi da pensare che siamo d’accordo con una sentenza a nostro sfavore!

Rendiamoci conto: se fosse passata la tesi italiana, domani avremmo avuto analoghe controversie contro l’Italia da parte di albanesi, libici, greci e via dicendo. E siccome di scheletri nell’armadio ne abbiamo quasi quanto i tedeschi, l’interesse italiano non era esattamente quello di veder trionfare la tesi che – inevitabilmente – doveva difendere. Tra l’altro si sapeva che, quando si discutevano le controversie davanti ai tribunali italiani, il governo italiano aveva chiaramente fatto capire di non augurarsi che la cosa andasse avanti. Poi naturalmente l’Italia, una volta citata, ha dovuto difendere la sua giurisprudenza. Lo ha fatto brillantemente, ma la strada era in salita.

Morale: due Stati – Germania e Italia – sono paradossalmente «d’accordo» nel dire che la nostra Cassazione ha sbagliato?

Il governo italiano, essendosi dovuto difendere, non lo dirà mai; però si può pensare, proprio alla luce della dichiarazione che lei ha letto, che il governo italiano preferisca senza dubbio una situazione giuridicamente chiara ad una situazione confusa che dà adito a controversie con un paese amico. Direi che la «morale» è: la chiarezza del diritto è comunque un valore, anche se si perde la causa.

Resta però una questione aperta. Una sentenza come questa confligge con l’esigenza di giustizia delle vittime?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >