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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 5 febbraio, è Sant’Agata di Catania

Pubblicazione:domenica 5 febbraio 2012

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Oggi la Chiesa Cattolica celebra Sant’Agata di Catania. Nata attorno al 230 in una nobile e ricca famiglia siciliana, morì martirizzata il 5 febbraio del 251. Si racconta che Agata decise di consacrarsi a Dio all’età di soli 15 anni, anche se studi successivi alla tradizione dimostrano che difficilmente avrebbe potuto avere, all’epoca del proprio voto, meno di 21 anni. Allora, infatti, era questa l’età minima perché le donne potesse accedere, in seno alla comunità cristiana, al diaconato. Questo lo si evince dal fatto che spesso viene raffigurata con pallio rosso e tunica bianca, le tipiche vestigia delle diaconesse, cui spettava il compito di educare i giovani cristiani alla corretta dottrina, preparandoli a ricevere i sacramenti della prima Comunione e della Cresima. Oltretutto, durante il processo che dovette subire si applicò la Lex Laetoria, una norma che consentiva ai giovani di età compresa tra 20 e i 25 anni di difendersi. Il processo fu la conseguenza della venuta a Catania del proconsole Quinziano, tra il 250 e il 251. Allora l'imperatore Decio ordinò che tutti i cristiani abiurassero pubblicamente e il proconsole si attivò perché la sua volontà venisse rispettata. Invaghitosi, oltretutto,di Agata le ordinò di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei. Agata rifiutò e fu affidata alla cortigiana Afrodisia, sacerdotessa, con ogni probabilità di Venere o di Cerere, e dedita, di conseguenza alla prostituzione sacra. L’intento di corrompere la giovani fallì.

A quel punto Quinziano la convocò Agata per avviare il processo. I dialoghi tra i due, conservati dalla tradizione, fanno capire che Agata conoscesse bene la cultura greca. Successivamente al processo, Agata dovete subire svariati supplizi. Dopo essere stata fustigata, le furono strappati i seni con delle tenaglie di ferro. Nella notte,mentre si trovava in carcere, secondo la tradizione fu visitata da San Pietro che le curò le ferite, fcendole miracolosamente rimarginare. Il giorno dopo venne sottoposta, dunque al supplizio dei carboni ardenti, in un letto rovente con punte acuminate. S racconta che mentre ilsuo corpo bruciava, il suo velo rimase intatto. Dopo questa tortura morì infine in cella. Oltre che di Catania, è compatrona di San Marino a Malta e patrona dei vigili del fuoco e delle donne con malattie al seno.


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