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EMERGENZA GAS/ Attivate le centrali a olio, scatta la fase due

Pubblicazione:lunedì 6 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 febbraio 2012, 19.31

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Dopo l'emergenza neve arriva l'emergenza gas. Tutta causa del freddo glaciale che si è abbattuto sull'Italia e su mezza Europa, riducendo di molto le forniture di gas in arrivo dalla Russia, ma anche dalla Francia. Tengono bene le forniture provenienti dal nord Africa, ma esiste il rischio concreto di una situazione di crisi, soprattutto per molte aziende. Il presidente di Confindustria ha già infatti lanciato il grido di allarme questa mattina al proposito. Ha risposto il ministro dello sviluppo economico Corrado Passera sottolineando come la situazione sia senz'altro molto critica, ma al tempo stesso ben monitorata da parte delle autorità competenti.  La situazione è seguita giornalmente e fino a venerdì non si temono inconvenienti; dopo, può essere possibile attingere alle scorte. Problema uguale vivono altri Paesi europei come la Germania e la Romania: l'Unione europea ha detto di essere pronta a intervenire in soccorso. La formnitura di gas, assicura l'Unione, sta tornando a pieno regime in quasi tutta Europa. Il comitato di crisi che segue la situazione italiana ha fatto sapere che per le famiglie italiane non ci saranno problemi; è invece in corso il contenimento delle imprese ed è stato dato il via libera all'attivazione delle centrali elettriche a olio combustibile. L'apertura di tali centrali dovrebbe far scendere il fabbisogno di gas aiutando così a sopperirne la mancanza attualmente in corso. Dalla Russia la società fornitrice di gas, la Gazprom, ha voluto far sapere che sta facendo quanto le è possibile per continuare a fornire energia, e che il peggio dovrebbe essere alle spalle. Le forniture comunque risultano ridotte di circa il 30% rispetto al livello usuale. Oggi però il livello sembra aver visto un miglioramento con una diminuzione di solo il 17% rispetto al livello usuale. A questo scenario va aggiunto il problema del rigassificatore di Rovigo, struttura che solitamente copre il 10% del gas metano usato in Italia: sta infatti funzionando a regime ridotto perché il mare grosso impedisce alle navi cisterna di avvicinarsi alla piattaforma che si trova al largo della costa veneta. 


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