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Cronaca

IL CASO/ Si può gettare il figlio nel Tevere e augurarsi la pace?

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Al giovane padre e al suo piccolo figlio possiamo adesso solo augurare la pace. Quella certa, ma anche quella che appare impossibile. Al bimbo, auguriamo la pace che è assicurata dal buon Dio alle vittime innocenti. All’uomo, invece, quella che può derivare solo da un necessario, ma non scontato, lavoro personale per acquisire un inedito pensiero del rapporto; quel pensiero secondo cui  la soddisfazione passa solo dal rapporto con un altro e il bene è possibile solo in quanto ricevibile. 

Ciò che il giovane padre scoprirà di doversi perdonare, non sarà solo il male compiuto sugli altri, ma anche quello compiuto su se stesso. Dovrà perdonarsi di essersi privato della gioia di veder crescere un figlio. Quel figlio che nel ponte sul Tevere c’era, ma non è stato riconosciuto come tale. Quel figlio che sullo stesso ponte negli anni a venire avrebbe potuto correre insieme a lui o su cui avrebbe potuto passeggiare mano nella mano con la ragazza che gli riempiva il cuore. Facendo ipotesi sul suo futuro, magari di padre.

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