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VALTELLINA/ Dall’arte sacra alla tradizione del Bitto

Pubblicazione:martedì 7 febbraio 2012

Il Bitto Il Bitto

Paolo Ciapparelli, presidente del Consorzio Salvaguardia del Bitto Storico è stato alla testa di questa operazione incredibile, il cui valore, per me, è l'assaggio di tre esemplari, rispettivamente del 2010, 2006 e 2005, che mi hanno lasciato a bocca aperta. A memoria, non credo d'aver mai assaggiato un formaggio del genere, che aveva dentro di sé la pulizia dei profumi e delle sfumature, che ti rimanevano in bocca con una persistenza lunghissima. È poi la pastosità, la concentrazione di quel boccone.
In particolare il Bitto 2010, quello dell'alpe Trona Soliva, prodotto da un casaro denominato Mosè, forse per la sua barba lunga (Un Bitto grandioso! Uno dei migliori assaggi di formaggio di quest'anno). Più chiuso, ma da assaporare con grande attenzione, il Bitto 2007 prodotto a Cavizzola (siamo nella bergamasca) da Sonia Morioli. Grandioso, con punte speziate, ma soprattutto con una croccantezza della pasta unica (al taglio ne vedi la goccia umida), il campione di Carlo Duca proveniente da Angogno Soliva (zona bergamasca). Detto questo, cercate questa Casèra (tel. 0342690081), cercatela su www.formaggiobitto.com. Se siete in gruppo, su prenotazione, preparano anche una spettacolare polenta taragna, da accompagnare ai vini della Valtellina. Un posto e una sosta così non li dimenticherete tanto facilmente.



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