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ELUANA/ 1. Scaraffia: diamo libertà ai medici e chiediamoci il senso della morte

Pubblicazione:giovedì 9 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 9 febbraio 2012, 13.04

Eluana Englaro (InfoPhoto) Eluana Englaro (InfoPhoto)

Sul «caso limite» di Eluana: ricordo di aver avuto l’impressione che molta, moltissima gente non sapesse in fondo cosa pensare. La faccenda in sé era molto complicata, ma nessuno la spiegava bene. Ad esempio per un po’ girò lo slogan: staccate quella macchina – ma la povera Eluana non era collegata a nessuna macchina. E ancora, poco si è detto sui pericoli dell’accanimento terapeutico, perché era questa, in fondo, la grande questione che Eluana poneva a tutti noi. Sui limiti della tecnica. E sul senso della morte. Possiamo rinunciare al valore della morte? Per un credente la morte è l’incontro con Dio. Non c’è il rischio di farsi condizionare dal vitalismo dominante, dimenticando che la fede cristiana ha operato il più grande cambiamento di segno della morte?

E adesso? C’è una legge sul fine vita che giace in Senato.

È una legge che non mi convince. È praticamente impossibile legiferare su questa materia: di fatto, la responsabilità rimane ai medici, che possono informare in modi anche molto diversi il paziente e i suoi famigliari. Bisogna quindi puntare alla crescita morale della figura del medico, della sua responsabilità, liberandolo dai pericoli della pressione dei ricorsi, almeno in parte. È solo la libertà che permette l’assunzione vera di responsabilità.

Che cosa si dovrebbe fare?

Aprire, anche in campo cattolico, una discussione seria. Io sono contrarissima all’eutanasia, ma penso che come cattolici dovremmo avere il coraggio e la capacità di elaborare un discorso più ampio, di affrontare tutti i problemi e le possibilità legate all’uso delle tecnologia alla fine della vita. Ricordandoci di non passare anche noi, inavvertitamente, dalla parte dei vitalisti ossessivi, di quelli che aborrono la morte. Mentre penso che, sull’inizio vita, la bioetica cattolica sia chiarissima e indiscutibile, sulla morte ci sarebbe ancora molto da discutere e da chiarire. Ancora non l’abbiamo fatto.

(Federico Ferraù)



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