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IL CASO/ Perché Monti vuol cambiar nome ai nostri figli?

Pubblicazione:sabato 10 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 11 marzo 2012, 9.51

Mario Monti (Imagoeconomica) Mario Monti (Imagoeconomica)

Perché – per quanto è dato capire dal comunicato del Governo sul punto – da un caso particolare pare emergere una regola generale: che la donna divorziata possa sempre attribuire ai figli il cognome del nuovo coniuge. Dunque anche imporlo. Il che apre anche un conflitto di competenza tra poteri amministrativi e tutela del nome davanti ai giudici ordinari, essendo materia del legislatore e non dell’autorità governativa. Aggiungo anche che, almeno nelle poche righe del comunicato del Governo, nessun potere di opporsi è assegnato ai figli, il che contrasta addirittura con le norme sull’adozione.

Ecco, professore, ci i può spiegare la differenza sostanziale di un ragazzo che assume il cognome dei coniugi che lo adottano rispetto a quello che succederà in questi casi? 

Mi pare sia chiaro che il tratto identificativo del cognome non sia solo un fatto burocratico e formale ma incida direttamente sullo strettissimo legame che esiste fra nome e rapporto di filiazione. Normalmente è infatti dalla filiazione che origina il nome. Nell’adozione si verifica una situazione giuridicamente identica, in quanto è ormai avvenuto l’abbandono da parte dei genitori biologici e i nuovi genitori civili hanno entrambi tutte le prerogative tipiche del padre e della madre. Ma proprio per questo nel procedimento di adozione è previsto che anche i figli siano presi in considerazione e debbano prestare il loro consenso se maggiori di quattordici anni. Del resto anche al nuovo coniuge della madre sarebbe consentito adottare il figlio di lei. Ciò riporterebbe identità del cognome del figlio in linea con il rapporto di reale parentela, essendo diventato il nuovo coniuge anche padre adottivo. Questa è la soluzione ordinaria, non quella dell’attribuzione di un cognome “sociale”, non “giuridico”.

Dunque una bocciatura senza appello per il governo?

No, l’appello si concede sempre. E infatti mi pare un buon segno che, aldilà del comunicato stampa, ad oggi sul sito del Governo non si possa ancora scaricare alcun testo integrale del provvedimento: spero che questo significhi che stanno rimeditando la vicenda. Tra l’altro formulo un quesito pragmatico - come postula un provvedimento governativo di “semplificazione”: e se poi la donna divorzia di nuovo e si risposa, consentiamo che il figlio entri in un vortice di cognomi senza fine? Mi pare che piuttosto che semplificare, ciò complichi tutto, a cominciare dalla vita del figlio. E inoltre, perché allora non consentire anche ai padri divorziati di attribuire il cognome della nuova partner, visto che, come detto all’inizio, anche la donna ha ora diritto ad aggiungere ai figli anche il suo cognome?



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