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FUKUSHIMA/ 2. Dal Giappone all'Aquila, così ho riscoperto il bello di condividere tutto

Pubblicazione:lunedì 12 marzo 2012

Le macerie a L'Aquila (Foto: Infophoto) Le macerie a L'Aquila (Foto: Infophoto)

Mario è come tante altre persone che hanno perso la loro casa in centro storico o nelle immediate vicinanze. «Non abbiamo certezze di quello che sarà. Fino ad alcuni mesi fa ho vissuto in un appartamento del Progetto C.A.S.E., poi siamo riusciti a ristrutturare un appartamento di mia suocera, fuori dalla città. Rimane la speranza di tornare a vivere a casa nostra ma adesso non è più la priorità in assoluto. Avere un quotidiano ha fatto venire meno altri obiettivi. Se prima era 10, il massimo questa priorità, oggi è 8. Un quotidiano che può essere positivo, ma anche negativo se penso a cose che erano mie fino a tre anni fa. Ma il mio guscio, come quello di una lumaca, si è spostato». Dopo il terremoto molti aquilani vivono in non luoghi, hanno perso la loro identità. Mario sente di averla trovata. «La progettualità e la condivisione degli interessi fanno uscire me come uomo, che dice: “Mi impegno a farlo”».

Quando parlo con Mario è domenica pomeriggio. Interrompo la sua visione del film “Blues brothers”. «Lo sto guardando con mio figlio e con Luca, un suo amico – mi dice – fuori non c’è nulla. Piuttosto che andare a passeggiare in un centro commerciale, come fanno tanti miei concittadini che non sanno cosa fare, sto con loro. Ho scoperto la bellezza di condividere tutto, fare le cose insieme a loro. Hanno un sapore diverso. Mio figlio sente gli amici, prende accordi con loro. Con loro condivide il tempo, le diverse iniziative, soprattutto la vita. Non è solo solidarietà tutto questo». Il terremoto ha cambiato le vite, da questa posizione si guarda al futuro. Non c’è commiserazione, c’è un fermento. Vivo. « I problemi sono gli stessi, è l’ottica che è differente». E Mario mentre racconta questo non manifesta il dispiacere di aver interrotto la visione del film ma la soddisfazione di poter condividere con un’altra persona, una nuova persona questa sua condizione. «La ricostruzione, la vita dopo il terremoto significa guardare tutte le cose. E farle belle. Avere la consapevolezza dei disagi. Certo mi chiedo perché per superarli non siano state coinvolte le migliori menti. Lanciare una sfida forte. Adesso tocca a noi».

Gli eroi del terremoto sono queste persone. Che questa mattina ricominceranno la loro settimana, chi a scuola, chi al lavoro, chi in casa. Persone con compiti diversi ma unite nell’unico obiettivo. Di vivere tutto quello che capita nel corso di una giornata. Di vivere quelle cose per «farle belle».



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