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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 12 marzo, si ricorda San Massimiliano di Tebessa

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SANTO DEL GIORNO: 12 MARZO, SAN MASSIMILIANO DI TEBESSA - Oggi la Chiesa cattolica celebra San Massimiliano di Tebessa, che fu martire il 12 marzo del 295 d. C. sotto il consolato di Gaio Annio Anullino e di Nummio Tusco, presso Cartagine, proprio a Tebessa. San Massimiliano è stato uno dei primi obiettori di coscienza cristiani che rifiutavano di arruolarsi al servizio militare. Infatti, quando fu chiamato alle armi, Massimiliano le rifiutò fermamente sostenendo che il suo essere cristiano fosse incompatibile con la violenza e quindi con la guerra. Considerato uno dei primi obiettori di coscienza ne è stato nominato il patrono. L’unicità del caso di San Massimiliano di Tebessa è espressa dagli atti dei martiri delle origini, secondo i quali egli abdicò al ruolo di soldato in maniera decisa; negli altri casi si trattò invece di rifiuto di atti di culto legati all’adempimento degli obblighi militari, quindi non tanto di una vera e propria obiezione di coscienza. Da qui l’eccezionalità del caso di San Massimiliano. Il martire si iscrisse ad una corrente particolarmente viva intorno ai primi secoli del Cristianesimo, prima della Riforma protestante, nota con il nome “cristianesimo sommerso”, termine indicato da molti autori per minimizzare la corrente. Tale corrente, a cui Massimiliano fu molto legato, sosteneva la totale incompatibilità e impossibilità di conciliare l’etica della nuova fede con il servizio militare, anche se inizialmente non si espresse nella forma di obiezione di coscienza così come viene intesa tradizionalmente. Ciò risulta testimoniato dall’opera di Tertulliano, De corona, risalente al 211 d.C. che si ispirava ad un episodio riguardante un giovane soldato, di cui non si conosce il nome ma che viene definito dallo scrittore cristiano il “Dei miles”, militare di Dio, che rifiutò di porsi una corona d’alloro sul capo durante una cerimonia di culto dell’imperatore. Il gesto fu definito dal militare un atteggiamento da cristiano e venne rinchiuso per questo in carcere in attesa di una condanna. Partendo da quell’episodio, nella sua opera Tertulliano si chiede se fosse giusto che un cristiano prestasse il servizio militare.



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