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TRAGEDIA BUS/ L'insegnante: la strage di quei 22 bambini non è vana

Pubblicazione:giovedì 15 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 15 marzo 2012, 11.04

Foto Infophoto Foto Infophoto

A Sierre, nel Cantone Vallese, in Svizzera, martedì notte, intorno alle 21.15, un pullman con a bordo due scolaresche belghe si è schiantato contro la parete di una galleria autostradale. Un terribile incidente costato la vita a 28 persone, tra cui 22 bambini. Altri 24 sono rimasti feriti, alcuni in modo grave (3 sono in coma). Il commento di Mauro Grimoldi, insegnante, a questo tragico evento.

 

Santa Maria, madre di Dio, prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte.

È questa una mattina che non c’è scuola. Tutti, quanti?, sono usciti a schiera, tra i bianchi pendii innevati, lanciando sugli sci o sulle slitte i loro dodici anni verso il futuro, verso il destino, mentre il tempo, silenzioso e implacabile, si tende, attraversando la quaresima, verso la Pasqua.

Improbabile che qualcuno se ne sia accorto, ma, anche lì, tra le cime della Svizzera, c’era forse d’autunno ancora qualche mazzo rosso di bacche, e qualche fior di primavera bianco. Ma saltava sui rami nudi il pettirosso? E la lucertola mostrava il capino tra le foglie aspre del fosso?

Non c’è in faccia Urbino ventoso, ma è un fatto che ognuno di quei figli della terra belga mandava da una balza la sua cometa per il ciel turchino.

Gli aquiloni? Sì, gli aquiloni! Un pensiero, un desiderio, un messaggio a casa: qui è tutto bellissimo, mamma, tutto! Il cibo, il tempo, i compagni, i professori, la vita. Solo mi manchi tu, mamma. Ma domani ci vediamo, domani, domani mattina.

 

Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza,

risale, prende il vento; ecco pian piano

tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza.

S’inalza; e ruba il filo dalla mano,

come un fiore che fugga su lo stelo

esile, e vada a rifiorir lontano.

S’inalza; e i piedi trepidi e l’anelo

petto del bimbo e l’avida pupilla

e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Più su, più su: già come un punto brilla

lassù lassù...

Ma ecco una ventata

di sbieco, ecco uno strillo alto...

A uno a uno tutti vi ravviso,

o miei compagni!

 

Sconosciuti compagni, ma fratelli nel destino.

E anche io, a uno a uno, ravviso i volti e i nomi dei giovani allievi che prima di me, prima di noi, hanno conosciuto l’ora della morte. Simone steso sul letto che teneva tra le mani la sua laurea d’architetto appena conseguita. Riccardo che appena adolescente ci ha portati quasi a forza dentro la maturità della vita. Stefano che poco prima di andar via, seduto in mezzo al sinedrio a sostenere l’esame di Stato, insegnava a noi, farisei da strapazzo, l’ardua geometria del cosmo, l’incalcolabile curvatura dell’amore. Marco che la sera prima di scivolare in moto sulla strada d’ogni mattina lasciò scritto, a matita, sul muro accanto al letto: perché cercate tra i morti colui che è vivo. E Andrea figlio divenuto indicibilmente padre. E i papà, le mamme, gli amici, gli autisti, i maestri...


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COMMENTI
15/03/2012 - Mancanza (claudia mazzola)

Non ho parole, solo commozione, grazie Mauro di parlare così.