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Cronaca

TERRORISMO/ Sbai: ecco i Mohamed cresciuti a odio e pc

SOUAD SBAI commenta l'arresto un cittadino marocchino a Brescia, che stava progettando un attentato alla sinagoga di Milano. Gli aspetti più inquietanti, spiega, sono quelli che sfuggono

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

L’arresto avvenuto a Brescia del giovane marocchino che progettava un attentato alla sinagoga di Milano, non ha solo un significato per così dire “giudiziario”, che è un aspetto forse il più semplice da comprendere, bensì le sfaccettature più interessanti e più inquietanti le si ritrovano in lati che all’occhio dei più sfuggono. Primo, le nuove tecnologie e la possibilità di accedere a dati e fonti prima inimmaginabili. Sul web oggi si trova di tutto, senza nemmeno eccessiva difficoltà. Di un palazzo si possono vedere accessi, vie di fuga, planimetria e terreno su cui poggia. Per le strutture note, poi, paiono totalmente senza difese, visto che su internet la loro morfologia è praticamente pubblica. Secondo, i giovani. Le seconde generazioni immigrate sono preparatissime sul web e sulle possibilità di accedere anche a dati diciamo “sensibili”.
Navigano su blog, siti, forum e camere virtuali “stagne” nelle quali vengono veicolate innumerevoli informazioni, dove gli estremisti controllano, minacciano e mandano fatwe. Sono all’avanguardia in tutto ciò che è web. Ma cadono in dei tranelli pericolosissimi. In delle trappole telematiche che ormai sono disseminate ovunque, tendenti ad attirare nella rete dell’estremismo le menti più deboli. Seconde generazioni e web, dunque. Un connubio straordinariamente positivo in alcuni casi, fortunatamente la maggioranza, e tremendamente nocivo in alcuni altri.
Oggi la maggior parte dei terroristi, fai da te o istruiti a dovere, si formano sul web e traggono ispirazione da fonti di una pericolosità sociale micidiale. Laddove prima l’inculcare la mentalità radicale, l’indottrinamento psicologico e la schiavizzazione cerebrale avvenivano solo in quelle moschee fai da te tramite imam fai da te disseminate in tutto il paese, oggi il web la fa da padrone. Il jihad online, come spesso viene chiamato, è l’arma di convinzione più efficace e terribile che il nostro tempo conosca. Ieri con le moschee fai da te e la tv è già passato remoto. Oggi il radicalismo viaggia quasi solo ed esclusivamente via web. E dietro questi giovani? Il vuoto totale. Non esiste una realtà che possa o voglia indirizzarli verso una visione integrata e moderata della loro convivenza civile nel paese che li ospita.
Dati dell’Osservatorio del Centro Averroè sulle Seconde Generazioni alla mano, si riscontra che il 45% dei giovani delle seconde generazioni passano gran parte della giornata sul web, frequentando non solo Facebook o Twitter ma anche e soprattutto siti che se non inneggiano al radicalismo, quantomeno non lo condannano. 


COMMENTI
16/03/2012 - Ha ragione Sbai. (claudia mazzola)

Io sono di Brescia e vedo intorno a me tantissimi marocchini, due vivono sul mio stesso pianerottolo, non ho idea di cosa fanno. Non mi piace pensare di loro che possano essere un pericolo, vorrei farmi amica, ed è difficilissimo dialogare. Ho fiducia, l'Amore ha vinto.