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IL CASO/ 1. In Argentina i giudici "violentano" la legge e aprono all’aborto

Un medico pratica un aborto Un medico pratica un aborto

Diversi rapporti scientifici confermano che la nascita del figlio, anche per le donne che hanno subito violenza, è un momento di grande riscatto. Qualora lo voglia riconoscere e non scelga invece di darlo in adozione, il bambino che viene al mondo non ricorderà continuamente alla madre il dolore della violenza, ma sarà la soluzione per riconciliarsi con quel momento, darvi un senso e superarlo. Per tutte queste ragioni, da un gesto di odio come lo stupro c’è la possibilità di trasformare la nascita del figlio in un gesto d’amore.

 

La sentenza riguarda però una ragazzina di 15 anni violentata dal patrigno, quindi nello stesso tempo è un incesto. Non trova che si tratti di un caso limite?

 

Di fronte alla considerazione che nel ventre della madre c’è sempre un essere umano, non c’è caso limite che valga per legittimare un aborto. Anche perché il caso limite è sempre utilizzato come un grimaldello per spianare la strada alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza in tutti gli altri casi. Questa è ancora una volta la strada che è stata intrapresa in Argentina. Anche negli Stati Uniti, con la sentenza Roe contro Wade, il dibattito sull’aborto partì da uno stupro. In realtà poi la stessa presunta vittima ammise che era tutto inventato. Quindi si parte sempre da un caso limite, basta pensare alla vicenda della diossina di Seveso. I primi aborti politicamente e giuridicamente autorizzati in Italia prima della legge del 1978 riguardarono quelli delle donne brianzole che erano incinta quando il reattore Icmesa scoppiò. Fu lì che si aprì il varco alla legalizzazione. All’inizio si pensa sempre di crepare la diga, perché si sa che è lì che l’acqua farà la pressione maggiore. E quindi si aprirà sempre di più questa crepa, fino a quando l’intera diga crollerà.

 

Quali sono le motivazioni principali per cui una donna sceglie di abortire?


COMMENTI
18/03/2012 - Anche in Italia... (Giuseppe Crippa)

Una bella intervista nella quale con chiarezza il prof. Scandroglio ribadisce il punto cardine di morale naturale che se nel grembo della madre c’è un essere umano non c’è caso limite che valga per legittimare un aborto e ricorda come ci sia serviti in passato e ci si stia servendo adesso di sentenze della magistratura (le Corti supreme di USA ed Argentina) per condizionare pesantemente il potere legislativo. Purtroppo l'Italia non fa eccezione: è accaduto (con Eluana Englaro) e sta accadendo (con la trascrizione di matrimoni omosessuali contratti all'estero e con il reato di concorso esterno in associazione mafiosa) qualcosa di analogo nel disinteresse e forse nella complicità della politica.