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MATRIMONIO GAY/ L’avvocato: vi spiego “l’errore” della Corte di Cassazione

Pubblicazione:lunedì 19 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 16 maggio 2012, 11.13

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Ha goduto recentemente di ampia risonanza sui media nazionali la sentenza n. 4184 della Corte di Cassazione (Sezione Prima - Presidente Luccioli), percepita dai più come un’ulteriore apertura verso il cosiddetto matrimonio-gay. Che cosa c’è di vero in questa percezione? Innanzitutto, in poche battute, il caso deciso dalla Suprema Corte. I signori X e Y, entrambi cittadini italiani di sesso maschile, avevano contratto matrimonio in Olanda - Stato europeo il cui ordinamento, così come quello spagnolo, belga, norvegese, svedese e portoghese, ha recentemente eliminato la diversità sessuale come requisito essenziale dell’istituto matrimoniale - e, rientrati in Italia, avevano richiesto all’Ufficiale dello Stato Civile del comune di residenza la trascrizione dell’atto matrimoniale formato dall’amministrazione olandese.

Il rifiuto alla trascrizione opposto dal pubblico ufficiale italiano, motivato dalla contrarietà dell’atto all’ordine pubblico interno, era stato impugnato dinanzi all’autorità giudiziaria, ma prima il Tribunale di Latina e poi la Corte d’Appello di Roma avevano confermato la legittimità del rifiuto, ritenendo “inesistente” per l’ordinamento nazionale il matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso.

La Corte di Cassazione, a seguito del ricorso proposto da X e Y, era stata quindi investita del vaglio di legittimità della sentenza di rigetto pronunciata dalla Corte d’Appello di Roma. E, si badi bene, con la sentenza n. 4184 la Corte di Cassazione ha confermato quanto deciso dalla Corte d’Appello di Roma, ribadendo l’intrascrivibilità nel registro degli atti dello stato civile di un atto di matrimonio tra persone dello stesso sesso formato all’estero, e cioè, in definitiva, il non riconoscimento da parte della Repubblica Italiana ai signori X e Y dello status coniugale.

Perché allora tanto clamore mediatico? Perché nella motivazione della sentenza i giudici di legittimità, nel confermare quanto deciso da quelli di merito, hanno espressamente ritenuto superato il tradizionale giudizio di “inesistenza” del matrimonio omosessuale, valutando «radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire “naturalistico”, della stessa “esistenza” del matrimonio» (§ 4.3), e concluso per la mera inidoneità di tale matrimonio a produrre effetti giuridici nell’ordinamento italiano.

Immaginiamo che effettivamente la lettura della proposizione di cui sopra abbia fatto rizzare a qualcuno i capelli in testa; ed effettivamente l’accettazione supina di simili affermazioni, provenienti da autorevole consesso, appare anche al più ingenuo degli interpreti foriera di intuibili conseguenze. Non è allora inutile chiedersi: dove si è verificato il “superamento” della concezione tradizionale del matrimonio registrata dal collegio decidente? Chi né è l’autore?


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