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Cronaca

MATRIMONIO GAY/ L’avvocato: vi spiego “l’errore” della Corte di Cassazione

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Non si vuole in questa sede entrare nel dibattito tecnico sotteso a tale modalità di recepimento degli esiti interpretativi della Corte di Strasburgo, per molti versi problematico e tuttora lontano da esiti di pacifico approdo. Vale la pena però evidenziare che nella citata pronuncia la Corte di Strasburgo, chiamata ad accertare l’avvenuta violazione dei diritti riconosciuti dalla Cedu realizzata dalla Repubblica austriaca mediante il rifiuto di dar corso alla registrazione di un matrimonio omosessuale (caso per molti versi analogo a quello sottoposto alla Corte di Cassazione italiana), avesse risposto negativamente, escludendo che dall’articolo 12 della Cedu potesse derivarsi un obbligo positivo per gli stati aderenti di garantire a persone dello stesso sesso il diritto al matrimonio (§ 63) dal momento che «il matrimonio ha connotazioni sociali e culturali radicate che possono differire molto da una società all’altra. La Corte ribadisce di non doversi spingere a sostituire l’opinione delle autorità nazionali con la propria dato che esse si trovano in una posizione migliore per valutare e rispondere alle esigenze della società» (§ 62).

Tanto le fonti europee che la Corte di Strasburgo, nei limiti delle rispettive attribuzioni e competenze, hanno pertanto realisticamente mostrato di prendere atto del legittimo pluralismo europeo in materia di diritto di famiglia, escludendo di poter imporsi nelle vicende culturali e sociali proprie di ciascun popolo in assenza di un comune sentire europeo. Non altrettanta “sensibilità” ha invece dimostrato, nel caso di specie, la Corte di Cassazione, che ha invece lanciato il sasso nascondendo la mano dietro una discutibile dimensione di doverosità giuridica sovranazionale.

Forse un caso in cui il sentimento soggettivo del giudice e i suoi desiderata hanno finito per prevalere sulle necessità di una forte ragione argomentativa.

 

(Clara Caravaggi)

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