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ICI E CHIESA/ Palombelli: è l'eutanasia della carità

Barbara Palombelli (Imagoeconomica) Barbara Palombelli (Imagoeconomica)

Peccato che non si parli mai delle ricchezze dello Stato, che in passato ha acquisito moltissimi immobili sottraendoli alla Chiesa. Tutto quello che un tempo era gestito dagli enti religiosi è passato allo Stato. L’esproprio incominciato con i Savoia, che toglievano alla Chiesa per ricompensare i loro cavalieri, è stato di dimensioni così grandi che alla fine Benito Mussolini firmò un assegno di indennizzo per risarcire il Papa. Per fare un esempio, i frati di Assisi avevano 1.100 ettari coltivati, erano autosufficienti dai tempi di San Francesco e oggi si trovano a vivere di carità. Chi accusa la Chiesa, che cosa risponde a tutto questo?

 

Secondo lei perché numerose persone ogni anno scelgono di lasciare in eredità i loro beni alla Chiesa e non invece allo Stato?

 

Intanto è un’usanza che si tramanda di padre in figlio, per non parlare del fatto che è un modo per essere ricordati nelle preghiere. Ma il motivo è anche che gli italiani si sono sempre fidati poco della loro classe politica. La maggior parte dei lasciti alla Chiesa è stato fatto negli anni del fascismo, quando molti cattolici non vedevano di buon occhio il regime e preferivano quindi donare alle opere pie, che potevano controllare e conoscere, piuttosto che allo Stato di cui non si fidavano.

 

Il fascismo però è caduto 67 anni fa …

 

Eppure gli scandali nella gestione dei beni dello Stato anche di recente non sono mancati. Mani Pulite non a caso è partita proprio dal Pio Albergo Trivulzio di Milano, nato nel ’700 da una donazione alla Chiesa del principe Antonio Trivulzio, con l’obiettivo di garantire l’assistenza degli anziani poveri. In seguito all’esproprio da parte dello Stato, nel 1992 si è scoperto che le persone che si approfittavano di quel lascito erano ben altro che povere. Mi sembra una vicenda in grado di documentare che la gestione ecclesiale del Pio Albergo Trivulzio è stata molto più corretta di quella condotta in seguito dagli amministratori laici. Ma non è l’unico episodio di questo tipo.

 

In che senso?

 

A Roma c’è stato lo scandalo del San Giacomo. Il complesso monumentale donato alla Chiesa da un gentiluomo attraverso un testamento affinché vi si curassero i poveri, è passato in mano ai partiti politici. Questi ultimi nel 2008 hanno deciso di chiudere l’ospedale, e ora si pensa di costruirvi dei residence.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
02/03/2012 - ICI e Chiesa (Luigi Murtas)

Ma siamo sicuri che la norma voluta dal Governo, nello stabilire una distinzione tra attività commerciali e non commerciali, dica qualcosa di nuovo rispetto al passato? Se così fosse, avrebbero ragione i radicali a dire che c'era una zona di privilegio per le attività degli enti non profit. Ma noi sappiamo bene che non è così, le attività commerciali già pagavano l'ICI, abbiamo tutti potuto vedere le ricevute di pagamento sull'Avvenire. Allora cosa è accaduto? E' accaduto che il Governo, per "chiarire definitivamente la compatibilità delle norme italiane con l'ordinamento comunitario" (parole testuali di Monti alla Commissione Industria del Senato) ha eliminato l'avverbio "esclusivamente" dal testo della norma e ha fatto sì che anche nella norma risultino solo due categorie: attività commerciali e non commerciali. Ma questa classifica risultava già prima, visto che i regolamenti del Ministero dell'Economia avevano già espressamente affermato che le attività possono essere o commerciali o non commerciali e non potevano darsi terze vie. Insomma, si è dovuto ridire in altre parole ciò che già era in vigore, per tagliare al testa al toro rispetto alla procedura europea. Ma Monti ha dovuto imparare sulla sua pelle chi sono i radicali, visto che questi hanno già preannunciato che "presenteranno un altro ricorso alla Commissione europea". Temo che dovremo sopportarci ancora Pippo Baudo che grida contro i privilegi della Chiesa.