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ICI E CHIESA/ Palombelli: è l'eutanasia della carità

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Barbara Palombelli (Imagoeconomica)  Barbara Palombelli (Imagoeconomica)

“Le comunità religiose finanziano le loro opere di carità, come mense dei poveri e missioni in Africa, attraverso affitti, rette scolastiche e attività che il nostro governo definisce come ‘commerciali’. L’introduzione dell’Imu per la Chiesa è quindi un’‘eutanasia della carità’, in quanto toglie degli utili a chi li utilizza per fini sociali”. Barbara Palombelli, scrittrice e opinionista televisiva, commenta così per Ilsussidiario.net la vicenda dell’Imu sui beni della Chiesa.

Palombelli, che cosa ne pensa della decisione del governo Monti di distinguere tra le attività commerciali e non commerciali gestite dalla Chiesa?

 

E’ molto difficile stabilire una differenza tra attività commerciali e attività senza fini di lucro. Nella mia parrocchia per esempio i locali sono affittati in modo commerciale, ma i proventi sono poi ridistribuiti per i poveri della periferia, che vengono a bussare alla porta della chiesa per mangiare o per dormire. Le scuole elementari che ho frequentato io utilizzavano le rette degli alunni per sostenere le suore missionarie. Altri istituti cattolici gestiscono dei pensionati per studenti, destinando quindi gli utili alle consorelle e ai confratelli in Africa o nell’Estremo Oriente, oppure aiutare le varie comunità. Le realtà religiose insomma finanziano la loro carità attraverso questi canali. E’ questo il motivo per cui ho parlato di “eutanasia della carità”, in quanto togliere degli utili a chi li destina a fini sociali mi sembra una follia.

 

Il compito di aiutare i poveri spetta allo Stato o alla Chiesa?

 

Innanzitutto, la questione è che è in atto un’intromissione scorretta dal punto di vista del diritto. Dopo il 1929, in seguito all’acquisizione da parte dello Stato di tutti i beni appartenuti per secoli alla Chiesa, sono rimasti soltanto i luoghi di culto e gli spazi donati da nobili e borghesi per fini sociali attraverso dei lasciti testamentari. Chi dona un immobile, una proprietà o una somma di denaro alla Chiesa, lo fa perché vuole che quest’ultima sia destinataria del 100 per cento della donazione. Se un cittadino volesse destinare i suoi averi allo Stato si comporterebbe altrimenti, e quindi interferire con queste volontà è contrario ai diritti dei privati.

 

In molti hanno messo sotto accusa la Chiesa per le sue ricchezze. Lei ritiene che abbiano ragione?



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COMMENTI
02/03/2012 - ICI e Chiesa (Luigi Murtas)

Ma siamo sicuri che la norma voluta dal Governo, nello stabilire una distinzione tra attività commerciali e non commerciali, dica qualcosa di nuovo rispetto al passato? Se così fosse, avrebbero ragione i radicali a dire che c'era una zona di privilegio per le attività degli enti non profit. Ma noi sappiamo bene che non è così, le attività commerciali già pagavano l'ICI, abbiamo tutti potuto vedere le ricevute di pagamento sull'Avvenire. Allora cosa è accaduto? E' accaduto che il Governo, per "chiarire definitivamente la compatibilità delle norme italiane con l'ordinamento comunitario" (parole testuali di Monti alla Commissione Industria del Senato) ha eliminato l'avverbio "esclusivamente" dal testo della norma e ha fatto sì che anche nella norma risultino solo due categorie: attività commerciali e non commerciali. Ma questa classifica risultava già prima, visto che i regolamenti del Ministero dell'Economia avevano già espressamente affermato che le attività possono essere o commerciali o non commerciali e non potevano darsi terze vie. Insomma, si è dovuto ridire in altre parole ciò che già era in vigore, per tagliare al testa al toro rispetto alla procedura europea. Ma Monti ha dovuto imparare sulla sua pelle chi sono i radicali, visto che questi hanno già preannunciato che "presenteranno un altro ricorso alla Commissione europea". Temo che dovremo sopportarci ancora Pippo Baudo che grida contro i privilegi della Chiesa.