BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STRAGE TOLOSA/ Follia o razzismo, gli ebrei sono nel mirino

Pubblicazione:

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (InfoPhoto)  Il presidente francese Nicolas Sarkozy (InfoPhoto)

STRAGE DI TOLOSA. C’è un inquietante elemento che accomuna  la serie di assassini che da otto giorni sta insanguinando in Francia la città di Tolosa e i suoi dintorni: le vittime sono sempre francesi appartenenti a minoranze, si tratti delle quattro persone ebree, fra cui tre bambini in tenera età, uccise ieri all’ingresso di una scuola ebraica, oppure dei tre paracadutisti in uniforme, di origine magrebina o rispettivamente caraibica, uccisi nei giorni scorsi in due precedenti aggressioni. L’assassino arriva sul posto, spara a freddo e poi si allontana a bordo di una moto o di uno scooter. È possibile che sia un folle criminale solitario, il che rende purtroppo ulteriormente difficile la sua ricerca. Il caso in sé attiene ovviamente alla sfera del crimine efferato e del suo possibile intreccio con la follia, e in quanto tale è un problema di difesa sociale e di ordine pubblico che tutti ci auguriamo venga risolto quanto prima possibile dalle forze di polizia e dagli organi inquirenti.

Detto questo, per parte nostra possiamo e anzi dobbiamo domandarci quale possa essere il “brodo di coltura” dentro il quale crimini e criminali del genere possono venire a galla. Beninteso, salvo il caso patologico della follia, la responsabilità morale personale persiste comunque, ovvero la  persona non è meccanicamente determinata dalle circostanze. C’è poi anche da tenere in conto il buio abisso del male, insomma per dirla chiara l’opera  del demonio. Resta tuttavia intatta la domanda sul “brodo di coltura”del quale si diceva. Alcuni suoi ingredienti sono subito chiari: la crisi economica aumenta la frizione sociale tra i francesi poveri autoctoni e quelli di origine non europea. Questi ultimi non certo un concorrente per i ceti agiati e per l’intellighenzija. Diverso invece è il caso di chi compete con loro sul mercato sia del lavoro che della casa. Il disagio non è peraltro a senso unico: a loro volta i francesi nati e cresciuti in Francia ma di origine non europea vivono una situazione lacerante di inclusione/esclusione. Diversamente da quanto accadeva ai loro padri o nonni sentono di condividere con i coetanei autoctoni la stessa linea di partenza, ma avvertono che di fatto la linea di arrivo, il traguardo cui possono aspirare è molto più modesto. Perciò il loro disagio è forse ancora più forte: da un lato nella gara tra gli ultimi sono complessivamente meglio attrezzati per arrivare primi alla meta, ma dall’altro non è quella la meta cui aspiravano. Siamo dunque allo scontro drammatico fra due frustrazioni l’una incomprensibile all’altra. In quanto minoranza mediamente più colta e agiata del resto della popolazione, in caso di gravi frizioni sociali gli ebrei sono poi purtroppo sempre a rischio, soprattutto laddove risultano relativamente numerosi, come appunto in Francia. 


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/03/2012 - contro-cultura e inter-cultura (Antonio Servadio)

Doverosa la precisazione teologica sull'azione diabolica del maligno, che trova miglior agio nell'alveo di substrati culturali, di contesti storico-culturali a lui permissivi. Noto in chiusura uno scivolone semplicistico sulla scuola statale: "non servono cosmopolitismi astratti (..) è necessaria, un’opera educativa (..) ben più articolata di quella oggi possibile con uno strumento (..) arrugginito come è la scuola statale." Benissimo il pluralismo scolastico e la sussidiarietà. Ma per quale motivo gettare via la scuola statale? L'opera educativa più articolata va sollecitata sia nelle statali sia nelle paritarie. Forse che nelle paritarie tutto funziona a meraviglia? Dipende dai singoli istituti. Idem per le statali, non sono tutte uguali, per nulla. L'educazione "ben più articolata" può funzionare se si sgombra il campo da un fraintendimento tanto diffuso quanto fuorviante: il "multi-culturalismo" è una forma di ideologia dimostratasi impraticabile perchè foriera di emarginazione e conflitti. Quel che ci serve è la competenza di comunicazione "inter-culturale", che è cosa ben diversa e non presume affatto alcun relativismo (su cui invece si fonda il "multi-culturalismo").