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Cronaca

LA STORIA/ Simone, quell’“angelo” down che Francesca decise di non abortire

Simone TanturliSimone Tanturli

Che quelle di Alessandro non siano parole prive di concretezza e che un disegno buono c'è veramente lo dimostra quanto accaduto dopo la morte di Simone. Proprio nello stesso modo con cui lo hanno accompagnato nella sua esistenza terrena, i genitori di Simone e i loro amici hanno messo su una piccola iniziativa, per far sì che la vita di tutti sia sempre accolta. Si tratta dell'Associazione Simone Tanturli, che combatte perché a tutti, anche ai bimbi che hanno problemi e handicap fisici, sia dato il diritto di andare a scuola, e nella scuola che i genitori pensano sia meglio per lui. Perché lo Stato italiano ancora fa discriminazione, nonostante la Costituzione dica altrimenti, a proposito della libertà di educazione. Una associazione che si impegna a trovare fondi per sostenere bambini come Simone a scuola, nelle scuole, perché costa tantissimo avere bambini del genere, e il costo ricade quasi interamente sulle spalle della famiglia.


L'Associazione ha dato tanti frutti: serate di festa, momenti condivisi con centinaia di persone, ma soprattuto sta regalando una coscienza nuova a chi ne fa parte e la possibilità di incontri impensati. Uno di questi avvenuto con alcuni carcerati di Chiavari, incontrati casualmente mentre si stava facendo un momento pubblico di raccolta fondi con la vendita di cioccolata calda. Erano fuori per un permesso speciale di poche ore, si sono imbattuti negli Amici di Simone. Ne è nata una amicizia che supera le mura del carcere e ha coinvolto molte di queste persone dalle vite drammatiche a impegnarsi in prima persona per l'Associazione. Quando ce'è da preparare una cena o una festa, loro, i carcerati, ci sono sempre.

 

Ma gli incontri sono di natura diversa fra loro. Anche con una semplice lettera. Come quella che ha scritto la mamma di Simone, Francesca, quando ha saputo di una ragazza che voleva abortire il figlio che le era stato detto essere affetto da sindroem Down. Ne riportiamo alcuni passaggi.

 

"Mio figlio Simone era affetto da sindrome di Down, ma direi che questo era l’ultimo dei suoi problemi perché la vera lotta della sua breve vita è stata contro una grave malformazione dell’esofago che lo ha sempre costretto a nutrirsi attraverso un sondino e lo ha costretto a subire molti interventi chirurgici e lunghi ricoveri, tanto che non ha mai imparato né a parlare né a camminare. Il motivo per cui tento di scriverti queste righe è che vorrei provare a raccontarti che quando ho saputo che mio figlio aveva queste problematiche ero alla 23esima settimana di gravidanza, avevo già una bimba di soli 2 anni e lo smarrimento e la confusione erano davvero immensi, ma nessuno di quei tremendi pensieri riusciva a contraddire una verità che sentivo nel profondo del mio cuore: lui era il mio bambino. Quando la dottoressa terminò di comunicarmi la diagnosi mi fece una domanda che mi gela le ossa ancora adesso che sono passati molti anni: “Cosa vuole fare?”. Io in quell’istante, pur facendomela sotto, ho capito che non c’era dolore, difetto, diversità, limite, imperfezione, che avrebbe mai potuto portarmi a rispondere qualcos’altro, e le ho risposto: “Niente, aspetto che nasca mio figlio”. Lei era stupita della mia risposta e si è complimentata per il mio coraggio, come poi altre volte mi è capitato, ma io ti giuro che ancor oggi non riesco a capire come possa volerci del coraggio ad amare tuo figlio, a maggior ragione se è malato!




COMMENTI
26/03/2012 - Simone quell'"angelo" (FabioMassimo Addarii)

Mi ha profondamente commosso e, non mi vergogno di confessarlo, nonostante la mia ormai lunga vita ed esperienza mi ha fatto piangere. Le mamme come quella di Simone dimostrano come sia bella la vita di una vera Famiglia!!!