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Cronaca

LA STORIA/ Simone, quell’“angelo” down che Francesca decise di non abortire

Ieri si è celebrata la giornata internazionale della sindrome di Down. Il caso di due genitori che hanno accolto quello che oggi la società sembra non voler più accogliere

Simone TanturliSimone Tanturli

Tre invece di due: una sigla, una numerazione scientifica, una data scelta non casualmente. Ieri 21 marzo (21/3) era la giornata mondiale dedicata alle persone con la sindrome di Down. Una data non casuale perché i numeri riflettono quell'anomalia genetica che comporta tre cromosomi invece dei due che normalmente si hanno. Ecco perché questa giornata si è deciso di farla cadere il 21/3. Una sigla numerica fredda che non dice nulla però dell'incredibile ricchezza e anche della sofferenza che si cela dietro al mondo dei cosiddetti Down. Se ieri si è dato vita a tante iniziative (in Italia promosse dal Coordinamento nazionale delle associazioni CoorDown) come le campagne pubblicitarie di sensibilizzazione, in pochi o nessuno hanno parlato di una realtà tristemente allarmante. Si contano oltre 38mila persone colpite dalla sindrome in Italia, è stato detto: se ne contano molte di meno da quando sta diventando pratica assai diffusa abortire quando viene segnalato che il bambino che si sta aspettando è colpito dalla sindrome. 


IlSussidiario.net racconta due storie, legate fra di loro. La prima, che tiene unito il tutto, è quella di Alessandro e Francesca, due coniugi di Chiavari, Liguria, che anni fa furono avvertiti dai medici che il figlio che stavano aspettando, il secondo, era afflitto dalla sindrome di Down. Il parere di molti dei sanitari fu: le consigliamo di abortire. Non lo fecero, e sebbene il bambino che nacque, Simone, sarebbe morto a soli 6 anni per una serie di complicazioni aggiuntive, non se ne sono mai pentiti. Anzi. Chiunque ha conosciuto Simone ricorda un bambino costantemente felice, nonostante le sofferenze a cui doveva sottostare. Simone infatti soffriva di una grave malformazione dell’esofago che lo costringeva a nutrirsi attraverso un sondino e a subire molti interventi chirurgici e lunghi ricoveri. Il padre ricorda "ricoveri di mesi e mesi, operazioni una dopo l'altra, una di queste devastante". Un tentativo mal riuscito, un esperimento da parte di alcuni medici che data la rarità del caso sembrava lo usassero come cavia.

Alessandro ricorda quel giorno, l'ultimo: "Quello del giugno 2005 era il periodo più bello. Le prime camminate, le risate insieme, alla luce dei 6 anni appena compiuti. Quando stava bene Simo era sempre allegro, pareva che gli strazi fisici fossero perle di una collana lucente da mostrare con gioia. Sembrava la quiete dopo la tempesta. Eppure il 30 giugno la morte. Inattesa, fulminante. I disperati tentativi di rianimarlo, le mie labbra serrate alle sue, già fredde, in un impossibile volontà di soffiargli la vita". Simone non ce la fa a sopravvivere. "Ricordo con gli occhi pieni di lacrime il suo viso" racconta Alessandro, "lo sguardo fisso che sembra dirmi arrenditi papà, lasciami andare, lascia che si compia il mio destino". Intorno a Simone anche la mamma e le due sorelline nate in seguito. "Vorrei sapere, vorrei capire. Vorrei riaverlo" dice Alessandro.  "Grido nel silenzio e pretendo. Ma è un silenzio pieno quello. Non è disperazione pura. E’ lì, lo sento. Cristo è lì. Ho l’illusione di non riconoscerlo, ma è impossibile. Non mi arrendo, ma è lì per me non nonostante me". Dopo sette anni da quel gironi, aggiunge Alessandro, non ho ancora capito, ma non importa. Un giorno tutto sarà chiaro. "E’ una Grazia averlo avuto, ne sono certo. Lo ripeto periodicamente, non come un disco incantato, io lo so perché. E’ tutto per un disegno buono ma la mia natura di uomo meschino fa a pugni, non si arrende. Ancora oggi. A volte, mi sembra di non resistere, il cuore sembra lacerarsi ancora. Eppure mi viene da ringraziare di averlo avuto".



COMMENTI
26/03/2012 - Simone quell'"angelo" (FabioMassimo Addarii)

Mi ha profondamente commosso e, non mi vergogno di confessarlo, nonostante la mia ormai lunga vita ed esperienza mi ha fatto piangere. Le mamme come quella di Simone dimostrano come sia bella la vita di una vera Famiglia!!!