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LA STORIA/ Simone, quell’“angelo” down che Francesca decise di non abortire

Simone Tanturli Simone Tanturli

"Continuavo a pensare a Sara, la mia primogenita, ma anche a tutti gli altri bambini che conoscevo, belli, sani e intelligenti, e mi chiedevo: ma se si ammalassero gravemente per qualche ragione e perdessero in tutto o in parte quelle qualità che fanno di loro dei bambini “ben riusciti”? Cosa faremmo? La risposta va da sé: li ameremmo, e se è possibile ancora di più. Saremmo al loro fianco in ogni istante difficile, in ogni cosa nella quale non riescono, cercheremmo di aiutarli a crescere, faremmo tutto quello che possiamo perché siano felici. In parole povere faremmo semplicemente le mamme e i papà. Certo, soffrendo e lottando forse un po’ di più. E allora perché il solo fatto che lui non fosse ancora venuto alla luce doveva mettere in dubbio che fosse mio figlio e io la sua mamma? 


 (…) Cara Maria, vorrei poterti raccontare quanta gioia, quanta vera felicità, quanta commozione abbia portato Simone nella nostra famiglia e tra i nostri amici, quanto sia valsa la pena di dire di sì, di accogliere la sua esistenza anche se lui non era perfetto e il suo corpo non era sano. Vorrei poterti raccontare che ricomincerei tutto da capo, se potessi, che i suoi sorrisi, il suo chiamarmi mamma (e chiamare mamma tutto il resto, compreso suo padre!), le sue manine che battevano quando era felice, i suoi capricci, i suoi splendidi occhi lieti e fiduciosi, la sua voglia di vivere, mi mancano immensamente e non rimpiango nulla se non il fatto che avrei voluto averlo con me per sempre. 


(…) Cara Maria, c’è un’evidenza contro la quale spesso noi poveri uomini cerchiamo invano di combattere, non so bene perché, ed è che la vita è assolutamente, inevitabilmente un dono. L’espressione “aspettare un figlio” è di una struggente verità perché nella parola “attesa” c’è tutta la nostra impotenza, il nostro bisogno di affidarci, la nostra impossibilità di creare qualcosa da soli. Noi possiamo solo attendere. Una mamma attende che arrivi il suo bambino, proprio quello e non un altro, e lui attende nel silenzio e nel calduccio della pancia di essere abbracciato e amato. So che queste parole sono dure, nella loro banalità, e immagino che tu stia soffrendo, insieme a tuo marito, mentre ti chiedi come usare la tua libertà; io posso solo suggerirti di usarla per dire di sì a questo dono, anche se adesso non ti sembra tale. Sono certa che se dirai di sì nella tua vita si riverserà un amore Infinito, che ti ripagherà di ogni fatica, e ne sono certa perché me è successo esattamente questo".

 

(Paolo Vites)

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COMMENTI
26/03/2012 - Simone quell'"angelo" (FabioMassimo Addarii)

Mi ha profondamente commosso e, non mi vergogno di confessarlo, nonostante la mia ormai lunga vita ed esperienza mi ha fatto piangere. Le mamme come quella di Simone dimostrano come sia bella la vita di una vera Famiglia!!!