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VIAGGIO DEL PAPA/ L'inviato: Benedetto e la fede del Messico, sfida all'Europa laicista

Pubblicazione:sabato 24 marzo 2012

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Comportarsi così è tipico di una religiosità popolare che si affida completamente alla Chiesa e ai suoi pastori ed è quello che nei secoli è stato il nucleo centrale di ciò che ha permesso al cristianesimo di permanere e di restare nella storia.

 

Oggi il Messico vive un'altra violenza, quella della guerra per la droga, con migliaia di morti ogni anno. Ieri il Papa alla partenza ne ha accennato, crede che ne parlerà ancora?

 

Direi di sì. Proprio ieri il quotidiano messicano Milenium pubblicava un sondaggio in cui diceva che il 72 percento della popolazione si aspetta un messaggio forte del Papa su questo tema. All'aeroporto ha detto che questo è il dramma più importante e drammatico che sta vivendo il Messico in questo momento. Circa 60mila morti negli ultimi cinque anni. Il Papa ne ha parlato molto spesso anche in precedenza, definendo la droga un polipo che uccide i giovani e soffoca l'umanità. Ieri in aereo ha detto che bisogna opporsi a questo male e poi ha fatto cenno, quando salutava il Presidente messicano, dicendo che prega per chi soffre per la violenza. Penso che sia un tema molto sentito e ne parlerà: quando va in un Paese straniero non elimina mai i problemi sentiti dalla gente.

 

Veniamo alla visita a Cuba che seguirà quella messicana. Che prospettive apre? Negli ultimi anni il regime si è molto aperto con la Chiesa.

 

Ci sono stati dei passi avanti. Oggi la Chiesa a Cuba è il motore della democratizzazione, sta facendo un lavoro molto importante e molto intelligente. Il regime invece fra dei passi avanti e dei passi indietro. C'è questa difficile transizione gestita ancora da Fidel Castro per passare da vivo il potere al fratello. Un potere totalizzante e ancora gestito da Fidel, ma con Raul ci sono stati degli importanti processi. In occasione della visita del Papa, ad esempio, il regime ha liberato migliaia di prigionieri politici. Anche se non è ancora un regime democratico, con molto timore di ingerenze esterne lo steso regime vede nel viaggio un'occasione per mostrare i cambiamenti in atto. Ma anche con il timore che questi cambiamenti possano forzare la mano.


(Paolo Vites) 



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