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LETTERA/ Caro Severgnini: come salviamo le nostre figlie?

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Sono figlie che sanno di essere nate perché sopravvissute al vaglio della diagnosi genetica prenatale e nella loro mente (non sono cieche!) passa l’idea di essere vive perché sono “perfette” geneticamente (altrimenti non nascevano), e che dunque la società è fatta naturalmente solo per chi è perfetto, e che loro devono sforzarsi di perpetuare quella loro perfezione – cioè quella che imparano in tv. Da qui l’ansia da prestazione, lo stress da fallimento, la depressione, l’esibizionismo.

Perciò, caro Severgnini, uniamoci nella lotta contro questa società pedofobica, che odia l’idea stessa di bambino, che lo accetta solo se è perfetto (vede più bambini Down o con malattie genetiche in giro? Forse perché si è trovata una cura?) e lo vuole trasformare in piccolo consumatore. Che cittadino ne verrà fuori già lo vediamo, guardando i ragazzi di 20 anni, senza ideali, senza capacità di sacrificio; senza ideologie ma con tanta voglia di spendere esattamente come gli insegnano in tv.

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