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VIAGGIO DEL PAPA/ L’inviato: ora so perché a Cuba la Chiesa è sopravvissuta a Fidel Castro

Per GIACOMO GALEAZZI, “la testimonianza della fede dei cubani è che i regimi passano, Cristo rimane. La Chiesa a Cuba, pur perseguitata, è rimasta talmente viva da proporsi come modello”

Papa Benedetto XVI Papa Benedetto XVI

Duecentomila fedeli hanno affollato ieri plaza Antonio Maceo a Santiago de Cuba per ascoltare le parole di Papa Benedetto XVI. Un incontro storico a 14 anni dalla visita di Giovanni Paolo II, con Raul Castro in prima fila ad applaudire mentre Fidel forse si vedrà oggi con il Santo Padre. Nel suo discorso di ieri, Papa Ratzinger ha sottolineato la sua piena disponibilità a collaborare con Cuba, ma nello stesso tempo ha rivendicato il diritto della Chiesa a giocare un ruolo nella vita pubblica del Paese. Intervistato da Ilsussidiario.net, il vaticanista de La Stampa, Giacomo Galeazzi, sottolinea che “la testimonianza più forte della fede viva dei cubani è che i regimi passano, Cristo rimane. Il nuovo umanesimo cristiano proposto da Benedetto XVI altro non è che il ritorno a quella visione evangelica che le prime comunità perseguitate dei cristiani avevano 2mila anni fa. E’ questa la lezione della Chiesa cubana: hanno cercato in tutti i modi di annientarla, ma è rimasta talmente viva da proporsi come modello per noi europei”.

Galeazzi, qual è il significato della visita del Papa e del suo discorso di ieri per i cattolici cubani?

E’ enorme, e me ne sono reso conto al Santuario della Vergine del Cobre, dove il Papa ha donato la rosa d’oro alla Madonna spiegando che la linfa delle radici cristiane di Cuba è la migliore garanzia e la migliore possibilità per il futuro dell’isola. Quindi non soltanto dal punto di vista sociale e politico, ma prima di tutto dalla prospettiva della fede. Quella linfa cristiana che in questa terra è rimasta nonostante mezzo secolo di dittatura e di negazione di Dio, può permettere di riannodare i fili di quella memoria che non si è mai estinta contribuendo al progresso e al futuro non soltanto della Chiesa cubana ma dell’intero Paese. E’ significativo che Benedetto XVI faccia sempre riferimento a tutti i cubani, ovunque essi siano. Con un esplicito richiamo quindi agli esuli cubani fuggiti negli Stati Uniti per sottrarsi alla dittatura di Castro e anche ai detenuti, cioè a coloro che sono stati imprigionati perché dissentono dal regime. Anche nelle ultime ore abbiamo visto che sono stati incarcerati centinaia di cattolici proprio perché protestavano la loro fede, in quanto la Chiesa cubana si rifiuta di rimanere in sagrestia.

Qual è la realtà della Chiesa cubana che lei ha incontrato in questi giorni?