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IL CASO/ Le domande scomode dello Zen a Profumo che "condannano" gli adulti

Pubblicazione:sabato 3 marzo 2012

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“Ministro, ma tu manderesti qui i tuoi figli, o i tuoi nipoti?”. La domanda, lanciata a bruciapelo da un bimbo di quinta elementare, coglie di sorpresa il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, in visita all’istituto “Falcone” nel quartiere Zen2 di Palermo. Cos’ha di tanto strano quella scuola da suscitare una simile domanda? I bambini provano a spiegarlo con una letterina: i bagni e i vetri delle finestre sono rotti, la palestra è fuori uso, i bidelli sono soltanto tre e non riescono a fare le pulizie, mancano i riscaldamenti. E ancora: l’istituto scolastico è oggetto di continue scorribande dei vandali del quartiere.

Il ministro annota, e promette maggiore attenzione e risorse. Ma passata l’eco della visita governativa, i vandali tornano in azione nell’istituto “Falcone” allo Zen. E le autorità, a loro volta, tornano a promettere i vigilantes agli ingressi.
Ma i problemi della scuola - allo Zen di Palermo, o a San Cristoforo di Catania - non sono soltanto di ordine pubblico. E non si risolvono inviando l’esercito. Piuttosto, avrebbe detto lo scrittore Gesualdo Bufalino, occorrerebbe inviare “un esercito di maestri”, adulti motivati, insegnanti capaci di prendere a cuore la vita dei loro ragazzi.

Nelle scuole dei quartieri degradati del Sud non mancano, infatti, solo i termosifoni o le palestre. Spesso mancano gli stessi alunni. In Sicilia il tasso di abbandono scolastico è superiore al 25%. Uno studente su quattro in età dell’obbligo non frequenta le lezioni. In molti casi l’assenza da scuola è vissuta dai ragazzi come occasione per un apprendistato: nel mondo del lavoro o, circostanza che si sta dilatando a macchia d’olio, nel mondo dello spaccio della droga e dei furti di rame.

Ognuno di quei “minori a rischio”, come li definisce il linguaggio della burocrazia, possiede un tesoro di intelligenza, di umanità e di fantasia sepolto da una montagna di cinismo, che si alimenta del disinteresse degli adulti.
Bisognerebbe riflettere di più sul perché il dato sugli abbandoni scolastici non sia uniforme. E chiedersi perché mai alcune scuole in quartieri di periferia  siano, invece, dei veri e propri luoghi di resistenza dell’umano.


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