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NO TAV/ Chi sono i militanti del movimento della Val di Susa? Scheda

Dei No Tav si parla già dagli anni ’90. Già nel ’95 organizzarono, a Sant’Ambrogio di Torino, la prima grande manifestazione per contestare la realizzazione della Torino-Lione

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Da giorni hanno conquistato la prima pagine dei giornali, spesso per episodi di violenza censurabili, quali tafferugli con le forze dell’ordine, la paralisi di numerose arterie stradale e l’occupazione di scuole e stazioni ferroviarie. Ma dei No Tav si parla già dagli anni ’90. Già nel ’95 organizzarono, a Sant’Ambrogio di Torino, la prima grande manifestazione per contestare la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Il movimento, originatosi e presente, soprattutto, in Val di Susa, ha in Alberto Perino il suo leader storico e sostiene, in sostanza, l’inutilità dell’opera. Non servirebbe né agli italiani né agli altri cittadini europei e l’unico motivo per la quale si sta spingendo per realizzare consiste nella pressione di alcune lobby che avrebbero di che ottenere lauti guadagni. A riprova di tale tesi, i militanti del movimento sostengono che la Ferrovia del Frejus, la linea attualmente in uso, sarebbe sotto-utilizzata e potrebbe tranquillamente incrementare il proprio traffico. I No Tav affermano, inoltre, che i costi del la realizzazione dell’opera superebbero di gran lunga i ricavi, mentre il traffico sulla direttrice Torino-Lione sarebbe in continuo calo. Ma il problema più grande sarebbe a livello ambientare. Oltre al fatto che i lavori determinerebbero anni di rumori insopportabili e disturbi di varia natura per gli abitanti della valle, secondo alcuni studi la montagne che sarebbero traforate per svariati chilometri concrebbero al loro interno ingenti quantitativi di uranio e di amianto. I forti venti della valle potrebbero trasportare le poveri radioattive a spasso per la provincia, sino a Torino, provocano il rischio di pericolosissime malattie. Vi è poi da considerare – sempre secondo il movimento – il fatto che i lavori potrebbero creare dissesti idrici mentre nessuno avrebbe dimostrato, dicono, che implementare il trasporto su rotaia invece che quello su gomma diminuirebbe l’inquinamento. Negli ultimi anni si sono succedete svariate manifestazioni di protesta, con – secondo gli organizzatori – decine di migliaia di aderenti. Di recente, il 22 maggio 2011, hanno dato vita ad un presidio permanente a Chiomonte in modo da bloccare l’inizio dei lavori almeno sino al 30 giugno e impedire il raggiungimento dei requisiti per ottenere i finanziamenti europei.